Interviste

RISPETTO DELL’AMBIENTE, SOSTENIBILITA’, RIFIUTI, MALAGROTTA: PARLA ESTELLA MARINO, RESPONSABILE AMBIENTE PD ROMA

1. Perché sei iscritta al PD? E come mai al Circolo Donna Olimpia ?

Faccio politica da quando sono al liceo (ho fatto la rappresentante anche all’università) ma non ho mai fatto “vita di partito”. La tessera del PD è la mia prima tessera di partito, sono quella che si dice una “nativa del PD” anche se con qualche esperienza politica. Per quanto riguarda il circolo di Donna Olimpia dico sempre che incontrarlo è stato un caso, poi però rimanere lì è stata una scelta: durante le primarie di Veltroni e l’apertura del partito verso l’esterno (io facevo parte della rete de iMille http://www.imile.org) ho conosciuto il consigliere Masini che – dopo l’esperienza delle primarie – mi ha coinvolto in alcune iniziative del circolo, dove ho respirato un clima ospitale e inclusivo – purtroppo non sempre diffuso – ed ho percepito un approccio alla politica molto simile al mio, fatto di partecipazione e spirito di servizio, un approccio sano insomma, e ho deciso che era un bel posto per fare politica, per fortuna non è tanto distante da casa!

2. Sappiamo tutti che fai parte dell’ esecutivo del PD Roma: di cosa ti occupi esattamente? Anche se ormai chi ha seguito la festa dell’Unità lo saprà!

L’esecutivo del PD di Roma è un organismo politico che affianca il segretario Marco Miccoli eletto nel recente congresso, il segretario – per scelta politica e necessità funzionale – ha delegato ad alcuni membri dell’esecutivo la responsabilità di seguire alcuni temi e settori, io sono stata delegata a seguire i temi delle “politiche ambientali e della sostenibilità”. Questa delega, ci tengo a sottolinearlo, non nasce a caso, credo fino in fondo in un sano utilizzo delle competenze e del merito pertanto ho fatto presente al Segretario che se c’era una cosa che potevo mettere al servizio del partito era la mia professionalità nel settore “ambiente e territorio” (per capirci sono laureata in ingegneria ambientale ed ho un dottorato in urbanistica, e pertanto ho “ricercato” e “lavorato” in questi settori); quello era il campo nel quale avrei potuto dare un vero supporto alle scelte del partito poiché penso (e dopo qualche mese di lavoro ne sono ancora più convinta) che in una città delle dimensioni e della complessità di Roma, un incarico di questo genere non ti da il tempo per metterti a studiare da zero (io fra l’altro lavoro quindi dedico all’incarico il mio tempo libero..), e sono convinta pertanto che sia necessario – per affondare le mani da subito nel vivo delle questioni e apportare un vero valore aggiunto – conoscere già il settore e tutte le dinamiche e problematiche connesse.

3. Parliamo di Roma e poi della festa. Quali sono i passi che stai facendo in tal senso per Roma ? Nel tuo programma hai coinvolto anche associazioni? Se sì quali?

Nei primi sei mesi di lavoro io – e anche molti altri dell’esecutivo nei rispettivi settori – mi sono dedicata a ricostruire un po’ la rete di competenze e soggetti all’interno del partito e all’esterno; duole dire che all’interno del partito si è trattata di una vera e propria ricostruzione da zero poiché ben poco era presente delle esperienze precedenti. Ho cercato tramite riunioni generali di start-up e poi via via tramite riunioni specifiche sui singoli temi di coinvolgere tutti quei soggetti che all’interno del partito seguono le tematiche ambientali: militanti, amministratori locali (ad es. tutti gli assessori all’ambiente del PD nei vari municipi, o i consiglieri municipali del PD che si occupano di queste tematiche) quadri del partito nazionale; per ricostruire come primo cosa la “rete” di soggetti, relazioni e competenze e poi per avviare le discussioni nel merito, per far confrontare anche le diverse posizioni presenti all’interno del partito ed elaborare una linea comune. Ho scritto pochi documenti fino ad oggi, ho evitato di elaborare documenti “monovoce” che poi rimangono solo degli esercizi di stile sulla carta. L’obiettivo di tutto questo percorso è elaborare per il 2013 una linea del partito sulle tematiche ambientali che emerga come linea condivisa, discussa e metabolizzata da quell’organismo collettivo che è il partito democratico romano. In questo percorso stiamo anche coinvolgendo le associazioni, ovviamente quelle di stampo “ambientalista” che sono attive su questi temi, con molte abbiamo lavorato assieme anche durante il periodo dei referendum. Io credo che il contributo delle associazioni sia molto importante poiché porta un bagaglio di conoscenze e uno sguardo orientato, credo fermamente in un confronto serio e anche duro all’interno di un reciproco riconoscimento del ruolo distinto dei due soggetti, associazione e partito politico, che solo in questo modo riescono ognuno a svolgere bene il ruolo che gli compete.

4. Come sappiamo a Roma e proprio nel nostro Municipio XVI, abbiamo il problema della discarica di Malagrotta, a che punto siamo ?

Purtroppo siamo – da anni – ad un punto di non ritorno; senza aver approntato soluzioni alternative, Malagrotta è da anni al limite di saturazione e necessita di essere chiusa e messa in sicurezza prima possibile (attraverso le operazioni di copertura con terreno e piantumazione alberi). La Regione Lazio è in ritardo almeno di 15 anni nella riconversione del proprio ciclo dei rifiuti, mandiamo ancora in discarica una quantità di circa l’80% del rifiuto tal quale (cioè indifferenziato), cosa fra l’altro non più permessa dalla Comunità Europea che ci sanziona ormai annualmente per questa situazione. Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, è purtroppo causa ed effetto di questa situazione, il fatto che il gestore privato abbia tenuto i costi del conferimento a discarica molto bassi, circa la metà del costo delle discariche in nord Italia, ha da una parte “salvato” il Comune di Roma rispetto agli ingenti costi da pagare ma di contro ha tagliato le gambe alla ricerca di una qualunque alternativa più sostenibile dal punto di vista ambientale perché comunque mandare il rifiuto a Malagrotta costava poco.

5. Sembra che si stia optando per ricreare un’altra Malagrotta….

Infatti, oggi il problema non si risolve cercando un’altra Malagrotta, tema sul quale di si è incagliata la politica regionale nei mesi pre-estivi, poiché giustamente nessun territorio è più disposto ad accettare un simile scempio, ma è necessario da subito riconvertire l’intero ciclo di rifiuti, aumentando la raccolta differenziata e promuovendo la filiera industriale a valle della raccolta differenziata (impianti per il riciclaggio delle frazioni recuperate, aziende cioè che utilizzano le materie secondarie provenienti dalla differenziata per la realizzazione di nuovi prodotti), mettendo in funzione e a regime gli impianti TMB (trattamento bio-meccanico) già esistenti e autorizzati dalla precedente giunta regionale, se a tutto questo si aggiunge la parte smaltita attraverso i termovalorizzatori già presenti nella Regione (e date le quantità in gioco assolutamente sufficienti), il conferimento a discarica diventa un elemento residuale del ciclo, nel quale vanno smaltiti solo i rifiuti provenienti dai residui delle altre lavorazioni e pertanto un quantitativo molto inferiore ( e molto meno inquinante) rispetto a quello che smaltiamo oggi in discarica, di conseguenza non ci sarebbe bisogno di alcuna Malagrotta2.

6. Quali passi ritieni più urgenti per Roma sull’ambiente e quali sono stati fatti ?

Sicuramente uno dei ritardi maggiori in termini ambientali lo scontiamo sul settore dei rifiuti, come ho già spiegato sopra, ed è un tema sul quale sicuramente vanno concentrati gli sforzi, è una questione verso la quale purtroppo anche le giunte di centrosinistra hanno “mollato la presa”, per non parlare della giunta comunale attuale che ha solo aumentato il livello di confusione sulla raccolta differenziata non producendo un reale miglioramento. In generale io credo che con tutti i limiti comunque esistenti, le giunte di centrosinistra abbiano messo in campo, nei quindici anni di governo, numerose politiche ed azioni innovative sulle questioni ambientali a Roma: dalla cura del ferro, alla variante di salvaguardia del verde del ’97, dall’attenzione sull’inquinamento atmosferico (tra le altre iniziative le domeniche a piedi che la giunta Alemanno, dopo aver azzerato, sta reintroducendo proprio nel nuovo piano dell’aria) ad un tentativo di innovazione nella gestione dei parchi e delle ville storiche, fino alla messa in campo di nuovi strumenti (non sempre con esito positivo) per la gestione della “componente ambiente” della città come la rete ecologica nel nuovo piano regolatore o i punti verde qualità.

7. Credo non sia facile la strada per stabilire come risolvere questi problemi, anche in termini di metodo…

Proprio così, la divisione in temi o ambiti di lavoro non aiuta purtroppo la riflessione sulle cosiddette “questioni ambientali” poiché spesso le cause dei “problemi ambientali” risiedono nella strutturazione di settori non considerati “ambiente”, ad oggi credo che gli sforzi maggiori vadano fatti, oltre che sul settore dei rifiuti, nel settore dei trasporti ad esempio, con il duplice obiettivo di abbattere inquinamento e congestione, con politiche che forniscano l’incentivo per traslare il traffico urbano dal mezzo privato al mezzo pubblico. Inoltre credo che un nodo fondamentale da affrontare sia la gestione del verde e del decoro urbano, penso infatti che sia necessario delegare la gestione del verde di quartiere (come servizio di prossimità) ai Municipi, consentendo una collaborazione cittadino/ente di prossimità sulla cura e la fruizione di tale servizio, maggiore rispetto ad oggi; e sia di contro necessario concentrare l’attività dei servizi centrali comunali su ville e giardini storici e di grandi dimensioni, ripensando anche i grandi parchi inseriti in contesti urbani, che spesso svolgono egregiamente la funzione ecologica di polmone verde ma non riescono ed essere fruibili dai cittadini. Ultima rimane la matrice acqua sulla quale andrebbe fatto un discorso complessivo di qualità, di uso e di fruibilità, chiedendosi se è possibile che ancora il sistema di depurazione di una città come Roma non copra il 100% delle utenze e se è accettabile avere per questo tratti di costa vicino Roma praticamente non balneabili.

8. Abbiamo letto e sperimentato sul campo il nuovo materiale per la Festa dell’Unità di Roma 2011, quali sono state le novità da questo punto di vista nella festa, a che livello ritieni di poter considerare il bilancio positivo ?

Ho sempre creduto fondamentale una certa coerenza tra la teoria e la pratica, ed ho ritenuto – dopo mesi di riflessioni e prese di posizioni del partito romano sul tema dei rifiuti – che non fosse possibile al dunque non “fare la nostra parte”, la Festa cittadina è di fatto la rappresentazione, nel bene e nel male, del partito romano e pertanto mi sembrava indispensabile far diventare le nostre “pratiche”- anche la Festa – sostenibili! Supportata dal PD nazionale (in particolare da Giovanni Lattanzi e Stella Bianchi) che aveva già operato scelte in tal senso nella Festa Nazionale dello scorso anno, abbiamo deciso di eliminare tutte le plastiche nei nostri ristoranti (piatti, bicchieri, posate, ecc.. ) e li abbiamo sostituti con stoviglie in mater bi, un materiale biodegradabile e compostabile derivato da materie prime vegetali, che opportunamente differenziato può essere inviato al compostaggio. Abbiamo inoltre deciso (diciamo che mi sono proprio impuntata…) di attivare la raccolta differenziata alla Festa (potendo contare grazie all’uso dei nuovi materiali su un elevato quantitativo di rifiuto “organico” da inviare al compostaggio) e dopo la prima settimana di rodaggio del sistema – compreso l’iniziale e prevedibile spaesamento dei volontari degli stand di ristorazione – possiamo dire che la raccolta differenziata è stata un vero successo, confermato dai dati AMA, in particolare quotidianamente abbiamo riempito due “squaletti”( i camioncini della raccolta che vedete girare per Roma) al giorno per le due frazioni dell’umido e del multimateriale (plastica-vetro-metallo) e riempito complessivamente almeno 6 cassoni (l’equivalente di 6 camion compattatori grande) di carta e cartone. Abbiamo inoltre inserito quest’anno in via sperimentare tra gli stand commerciali alcuni operatori che lavorano nel settore della green economy (bioedilizia, materiali e tecnologie per il risparmio energetico, isolamento termico, impianti fotovoltaici, a biomasse per la produzione di energia, pannelli solari ed altre tecnologie, etc.,.), oltre alle macchine “reverse vending” dove inserire i vuoti delle bottigliette di plastica e le lattine di alluminio, ricevendo in cambio un buono sconto per la ristorazione.

9. Bilancio complessivo ?

Il bilancio complessivo dello sforzo fatto, anche economicamente (poiché il materiale compostabile ha ad oggi ancora prezzi superiori rispetto alle plastiche), credo sia assolutamente positivo sotto almeno tre aspetti: ambientale, formativo, politico. Indubbiamente la Festa di quest’anno ha raggiunto dei livelli di sostenibilità ambientale notevolmente superiori rispetto agli scorsi anni, quindi un miglioramento indiscutibile della nostra “impronta ecologica”, il risultato maggiore però a mio avviso è legato all’aspetto formativo: centinaia di volontari e di frequentatori della festa ( e quindi di cittadini romani) si sono dovuti confrontare con la raccolta differenziata e hanno sperimentato i nuovi materiali e questo ha un valore formativo impagabile. Infine è indubbio il risultato politico poiché con questa esperienza abbiamo dato il nostro contributo, per quanto piccolo, alla promozione di un diverso metodo di gestione dei rifiuti per dimostrare che anche a Roma si può fare la raccolta differenziata. Siamo stati infatti in grado di coordinare l’azione di differenziazione del rifiuto alla fonte attraverso la formazione dei nostri volontari e tutto il sistema di raccolta con un ottimo coordinamento giornaliero con gli operatori di AMA che si sono occupati di ritirare le diverse frazioni, considerando anche la peculiarità di un evento come la Festa.

10. Nel tuo programma hai un’idea progettuale : obiettivi da raggiungere da qui al 2013 ? Già previsti prossimi passi? Previste già prossime iniziative da settembre ?

Il nostro compito oggi è arrivare al 2013 con una idea condivisa di città (possibilmente contemporanea e sostenibile dal punto di vista sociale, economico ed ambientale) da proporre ai cittadini romani e questo è il mio compito nel settore che seguo; non è più epoca per pensieri unici calati dall’altro ma sono convinta invece che sia necessario mettere in rete e in sinergia tutte le risorse umane, sociali, culturali, politiche che i mille frammenti “delle città” di Roma producono e governare tale processo verso obiettivi chiari. Dopo la pausa di luglio per la Festa (la gestione della Festa assorbe di fatto tutte le energie del Partito Democratico cittadino in quel mese) e di agosto per le vacanze (anche se data la situazione economica e politica questo agosto è stato un mese comunque intenso), da settembre riprenderà il lavoro sui temi, in dirittura di arrivo il documento sui rifiuti – questi mesi di discussione e lavoro politico hanno portato il partito romano ad avere una voce sola sul tema dei rifiuti – e accelereremo il lavoro sulle altre tematiche in particolare sul governo del verde urbano e dei grandi parchi, tema verso il quale arrivano moltissime sollecitazioni dai territori. Infine cercherò di proseguire nell’azione di coordinamento con i dipartimenti che si occupano di urbanistica e mobilità perché credo che valutare separatamente le politiche su questi settori sia fortemente limitativo della proposta che potremo mettere in campo, è necessario un cambio di mentalità e di approccio che dobbiamo fare noi per primi per poterlo poi applicare al governo del territorio.

11. Sappiamo che l’Europa sta investendo molto sull’ambiente e la sostenibilità con obiettivi precisi per l’agenda 2020 vedi possibile un piano di raccordo tra Roma e l’Europa ? Se si in che modo il PD Roma si sta impegnando in queste direzione ?

Sulle questioni ambientali io credo che l’Europa sia stata sempre un “pungolo” positivo per il nostro paese che si colloca spesso in coda per quanto riguarda gli indicatori ambientali. Purtroppo la normativa europea viene spesso vista come un ulteriore gravoso compito da assolvere e con difficoltà invece gli enti locali riescono a sfruttare le risorse messe a disposizione dall’UE per azioni e progetti anche in campo ambientale. Gli obiettivi che pone l’Europa sono molto ambiziosi e il trend italiano non sembra andare nella direzione giusta (per esempio sulle emissioni, e anche sugli obiettivi della raccolta differenziata siamo indietro). Roma purtroppo in questi ultimi anni non ha messo in campo alcuna azione per avvicinarsi agli obiettivi ambientali fissati a livello europeo, da questo punto di vista la gestione della Giunta Alemanno è praticamente inesistente, dopo aver passato tre anni a smontare le politiche e gli strumenti che le giunte precedenti avevano messo in campo oggi su molte cose la giunta fa retromarcia, come ad esempio sulle domeniche ecologiche che sono “riapparse” nell’ultimo piano sulla qualità dell’aria, mentre la raccolta differenziata è praticamente nel caos laddove sono state fatte le sperimentazioni del nuovo sistema col “furgoncino itinerante” e per quanto riguarda quantità e qualità dei materiali raccolti siamo sostanzialmente fermi al palo del 20% e di una bassa qualità. Non credo ci si possa aspettare da questa giunta molto, impossibile individuare alcuna spinta innovativa sulle tematiche ambientali. Io credo invece che il Partito Democratico di Roma si stia dimostrando permeabile ad assumere le questioni ambientali tra i temi cardine della propria proposta politica non più come un settore di azione tra gli altri, ma come un approccio diverso al governo del territorio; lo sforzo fatto alla Festa da tutto il Partito, e soprattutto dai volontari, nelle proprie pratiche quotidiane vuole marcare il segno sull’impegno del Partito su tale fronte. Tutti noi siamo consapevoli che questo significa guardare con una ottica diversa anche le politiche della mobilità, il governo del territorio e anche lo sviluppo economico di una città, puntando ad esempio maggiormente su settori innovativi come la green economy, i servizi, l’IT (Information Technologies) e un po’ meno sui settori classici (come il mattone in senso stretto, perché di qualità e bioedilizia invece ce ne sarebbe tanto bisogno).

12. Per finire, c’è qualcosa che vuoi aggiungere e che vorresti dire agli iscritti del circolo di Donna Olimpia ? Certo!

Io credo che ogni storia politica singola sia frutto di un collettivo, il lavoro fatto all’interno del circolo, il confronto politico, le persone che stimi e che ti riconoscono della stima e che promuovono le persone che pensano possano meglio rappresentarli, ecco, io devo molto di tutto questo al circolo di Donna Olimpia, l’incarico che ricopro ha valore in quanto è frutto di un collettivo che si sente da me rappresentato e al quale io mi sento in dovere di rendere conto. Cerco sempre di partecipare alle iniziative del circolo (adesso sta diventando sempre più complicato per il sovrapporsi di riunioni e impegni) poiché il valore aggiunto delle discussioni a Donna Olimpia è enorme, invito tutti a partecipare alle attività del circolo e soprattutto a “fare”, passo dopo passo, perché come si dice a Roma “a chiacchiere so bravi tutti”… poi quando si cerca di mettere in pratica le cose è sempre tutto un po’ più difficile.

Ines Caloisi

Gruppo comunicazione PD Donna Olimpia

Per chi ha voglia di approfondire:

 Qui sotto trovate i risultati della raccolta differenziata dopo la prima settimana:

 

https://pddonnaolimpia.wordpress.com/2011/07/09/differenzi%E2%80%8Bata-pd-roma-siamo-oltre-il-50-in-una-settimana-la-festa-dellunita%E2%80%8B-fa-quello-che-alemanno-non-ha-fatto-in-3-anni//

e qui i risultati complessivi della raccolta differenziata alla Festa 2011 diffusi nella conferenza stampa finale

http://www.facebook.com/home.php#!/note.php?note_id=10150355214755961

Qui tutte le azioni ambientali della festa

http://www.facebook.com/home.php#!/note.php?note_id=10150303826970961

Infine qui il Link alle buone pratiche ambientali alla Festa democratica  nazionale

http://www.festademocratica.it/doc/101819/consumo-responsabile-e-solidale.htm )

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Lavoro, PD, circoli, referendum: l’opinione di  Achille Passoni, senatore PD iscritto a Donna Olimpia

1.       Perché è iscritto al circolo Donna Olimpia ?

Principalmente perché abito lì, vicino San Giovanni di Dio, poi perché come ex DS lo conoscevo.

2.       Quali sono le sue attività principali in qualità di Senatore del Partito Democratico? In quali Commissioni è coinvolto ?

Faccio parte della Commissione Lavoro e Copasir.

3.       Ci può raccontare meglio cosa sia il Copasir ?

E’ una commissione per la sicurezza e ha funzioni di controllo sui servizi segreti. E’ composta da 5 Deputati e 5 Senatori, 5 della maggioranza e 5 dell’opposizione, la cui presidenza per legge viene affidata all’opposizione.

4.       Nell’ottica di cambiamento che stiamo attraversando, come pensa che il PD possa incidere maggiormente sulla crescita Italiana ? Spesso si parla di fine del Berlusconismo, c’è qualcosa che pensa che il PD dovrebbe  fare di più ?

IL PD deve sanare un gap tra l’essere il primo partito dell’opposizione e diventare un grande partito che possa essere credibile per un elettorato più ampio; oggi su quest’ultimo aspetto siamo ancora in difficoltà. Pare che qualche sforzo si stia facendo ma ancora siamo lontani dal rappresentare per gli elettori un’alternativa credibile.

5.       IL PD e il rapporto con i circoli. C’è qualcosa che secondo lei andrebbe migliorato? La mia esperienza e quella di altri iscritti dice che c’è uno scollamento tra il vertice e la base: ha proposte per risolvere questo gap ?

Intanto dovrebbe occuparsene: ultimamente siamo passati da una discussione dal partito leggero ad un partito pesante, non si vede la differenza tra l’uno e l’altro. I circoli in molte parti del paese sono dei comitati elettorali, ci sono isole felici come donna Olimpia, io sono stato eletto in Toscana ed è anche lì è un’isola felice, ma ad esempio la Sardegna non è così. I circoli che funzionano soffrono l’esistenza di questi circoli che si muovono come dei semplici comitati elettorali.

Il circolo è fondamentale perchè è il vero trait d’union tra la partecipazione degli iscritti e quella gli elettori, determinante specialmente per quei cittadini che vorrebbero votare per noi ma ancora non sono convinti. Il suo ruolo è sostanziale perché i voti non si conquistano solo con i talk-show.

Per questa ragione il circolo va ripensato come l’elemento base per il dialogo e la partecipazione con le persone che vivono quel territorio. Non è un caso che non si chiamino più sezioni ma circoli.

6.       Qual è il suo parere sulla presenza così ampia di correnti all’interno del PD ?

Se un partito è democratico è organizzato al suo interno. Personalmente penso che le correnti, in un partito tradizionale, ci sono sempre state, certo però il partito non deve essere il partito del capo. Penso invece che debbano esserci forme snelle di organizzazione interna che diano spazio al dibattito, forme che rappresentano la ricchezza di un partito.

7.       Ci può raccontare la proposta di legge presente sul tuo blog relativa alla precarietà?

Si, è una proposta che presentiamo proprio giovedì 14 aprile con Marco Miccoli e Nicola Zingaretti: una proposta di legge abbastanza organica, molto alternativa, che anziché partire dal versante della tipologia contrattuale, parte dal versante dei costi. Sono convinto che si batte la precarietà solo se la si fa costare di più.  Questo è un primo aspetto il secondo è l’estensione dei diritti per cui una donna in maternità, anche se precaria, ha gli stessi diritti di un’altra con un contratto a tempo indeterminato.

  1. 8.       Referendum nucleare e acqua, ci avviciniamo alle date fissate, sappiamo esserci indicazioni non chiare nel PD su come votare : può darci un tuo contributo ?

Se si va alla campagna elettorale andarci con dei sofismi diventa ostico, difficile spiegare 3 si e un no. In quanto campagna politica, la posizione migliore è 4 si; che questa poi sia la posizione più giusta ho dubbi (specie sul quesito relativo all’acqua), migliore sarebbe la proposta del partito ma temo che non sia spiegabile.

  1. 9.       Ora veniamo all’Europa : proprio di oggi la dichiarazione di Maroni che dice di uscire dalla UE, un suo commento.

Il problema principale è che si è interrotto il processo di costruzione dell’Europa, i padri costituenti immaginavano un’Europa unita politicamente, si è tentato di farlo ma non ci si è riusciti.

La crisi attuale non si sarebbe neppure posta se l’Europa fosse stata unita politicamente. Come stiamo vedendo, purtroppo il governo usa l’Europa per fini propagandistici che sono propri della campagna elettorale della lega. Il numero di profughi non è così drammatico, l’Italia ha semplicemente usato questa situazione per creare il problema del fenomeno dell’immigrazione e questo solo per alcune migliaia di profughi.

 10.   Cosa può fare il PD in questa situazione ?

Intanto collocandosi come un grande partito di governo momentaneamente all’opposizione. Non facendo sconti a questo governo. In Europa i nostri deputati europei stanno facendo un ottimo lavoro, combattono tutti i giorni per giustificarsi con i loro colleghi sia del centro-sinistra che del centro-destra dello spettacolo penoso proveniente dal nostro governo.

  1. 11.   C’ è qualcosa che vorrebbe raccontare agli iscritti di Donna Olimpia e che io non le ho chiesto ?

 … solo che le voglio bene …

INES CALOISI

 

“Quando la politica è ancora guidata dalla forza di ideali che possono migliorare il mondo”

Intervista a uno dei nostri “storici” iscritti: Bernardo Gialanella

  1. Innanzitutto … mi fa piacere farti l’intervista e sono contenta che ci sia stata l’occasione … i lettori del sito saranno contenti …. sei molto apprezzato al circolo, da quanto tempo sei iscritto al partito e al circolo ? qual è il tuo percorso storico nel PD ?

La risposta è comune a molti di coloro che hanno militato a sinistra nei  quartieri di questa parte della città in un determinato periodo storico. La generazione dei cinquantenni, a cui io appartengo, si è infatti molto caratterizzata dal punto di vista politico. Oggi questa è la generazione che svolge funzioni dirigenti nella politica, nella economia, nella scuola, nelle imprese, nella Pubblica amministrazione. Una generazione che sta al culmine del suo sforzo di direzione nella società italiana e che si è formata nella temperie degli anni di piombo. Una generazione solida politicamente e culturalmente, molto affidabile dal punto di vista democratico; credo che stia dando un contributo significativo per quel che riguarda la tenuta democratica della città e del Paese in un periodo di crisi grave.

Mi sono iscritto alla Federazione Giovanile Comunista Italiana a 16 anni, nel 1975. La mia sezione era quella di Via Vipera. A Monteverde c’era una forte presenza della sinistra, con un significativo radicamento organizzato del PCI, con migliaia di iscritti. Io andavo a scuola al Morgagni, c’era un movimento vivace nelle scuole con una forte presenza della sinistra extra-parlamentare; questo quartiere era caratterizzato anche da una importante sede del Movimento sociale e dalla violenza dei neofascisti. In quegli anni nacquero i NAR, i terroristi dell’estremismo fascista. A noi spararono addosso fuori dalla sezione, io ero andato via da poco e presero un nostro compagno, vivo per miracolo. Ci fu una forte risposta con una grande manifestazione antifascista a cui, mi ricordo, intervenne anche Goffredo Bettini, allora segretario della FGCI di Roma.

Provengo da una famiglia di commercianti che non nascondeva di essere di sinistra. Il nostro negozio fu assaltato dai fascisti, fu uno dei tanti episodi di aggressione che subirono i militanti democratici in quegli anni. La mia è una storia di militanza politica, insieme a tanti altri non ci siamo mai tirati indietro anche nei periodi peggiori, contribuendo a sostenere sempre la necessità di una presenza organizzata del Partito.

La mia adesione al PD è avvenuta convintamente poiché credo che il cambiamento abbia necessità di strumenti permanenti di confronto ed elaborazione e, seppur rinnovata, di una nuova forma di militanza. Il volontarismo sporadico non è sufficiente, l’indignazione da sola non basta: ci vuole elaborazione, organizzazione, mobilitazione. Il fine della politica deve essere quello di cambiare i rapporti tra le persone, tra chi ha di meno e chi ha di più, più e meno diritti, più e meno reddito, più e meno cultura. Accorciare le distanze. Una sede permanente di confronto e partecipazione ha già in se una idea di società: non elitaria ma popolare; non ideologica ma capace di accogliere più culture; attenta alle esigenze delle persone e non a quelle dei poteri.

  1. Abbiamo assistito all’iniziativa al circolo sulla crisi del mondo del lavoro che si ripercuote su una crisi generazionale e molti attribuiscono la maggior parte delle responsabilità alla politica, è così secondo te ?

Io penso che le dinamiche innestate dalla globalizzazione e la brutale finanziarizzazione dell’economia abbiano provocato una marginalizzazione nella considerazione del ruolo del lavoro e del suo valore sociale come cifra della cittadinanza. Di questa situazione ne risentono di più i giovani e tutti i settori deboli della società, come le donne, che non hanno forza di contrattazione e scarso peso politico e culturale. Inoltre, in una società sempre più anziana le risorse di un welfare ormai obsoleto sono in gran parte per l’assistenza e la previdenza e poco per la promozione di impresa, la cultura, la formazione. In una società numericamente più vecchia e socialmente immobile contano poco i giovani che sono pochi ma che giustamente rivendicano risorse, redditi e diritti. Ma non è l’immobilismo degli anziani il problema, bensì quello delle classi dirigenti politiche ed economiche che per preservarsi si affidano ad una destra corporativa ed egoista che ne garantisce i privilegi e ne solletica le paure per produrre consenso. Questo è il patto scellerato che blocca l’Italia. Ma non sono le “rottamazioni” la soluzione, bensì una analisi precisa delle cause della crisi e l’aggressione dei suoi gangli strutturali. Se una classe politica nuova nella società e anche nel Partito sarà in grado di far questo potrà aspirare a governare; se costruisce questa consapevolezza, tutta politica e poco generazionale, saprà anche liberarsi dalle cariatidi che ostacolano il cammino.

Ma quello che ci deve sollecitare quando, come forza politica, analizziamo le questioni, è l’ansia per il cambiamento, quella che avevamo ai tempi della nostra gioventù. Enrico Berlinguer in una nota intervista rispose che era orgoglioso di aver mantenuto gli ideali della propria gioventù. Quell’ansia la sento molto anch’io ancora oggi: pensare che quello che ti accade non è sganciato da quello che accade agli altri. La mia generazione si è avvicinata alla politica pensando che cambiare il mondo era anche cambiare la propria vita, pensavamo che la nostra vita cambiasse insieme al cambiamento della società. Forse non era del tutto vero, ma il cinismo di questa epoca non può convincerci che lo scopo della vita è inseguire solo il proprio successo personale. Qualcuno ha pensato, inseguendo la propria affermazione, che addirittura la politica potesse diventare solo una carriera, una professione come le altre alla quale partecipare solo se si occupano posti sempre più importanti. Se no non mi interessa. Il guaio e che lo hanno pensato e praticato anche molti della nostra parte.

3. Secondo te il PD sa guidare il cambiamento, ha fatto reali proposte di cambiamento ? Ricordiamo lo slogan “Non cambiare paese cambia il paese” : sono solo parole ?

La domanda è complessa. La scelta di costruire un nuovo Partito parte dalla necessità di dotarsi di uno strumento adeguato per preparare il cambiamento. A questa ispirazione ho molto creduto. Ognuno di noi ci è arrivato per strade e da situazioni diverse.

Abbiamo cercato di risalire la corrente dell’individualismo, del populismo, del plebiscitarismo, scommettendo sulla costruzione di un Partito che fosse invece luogo di incontro e partecipazione e che potesse prospettare un altro sbocco alla transizione italiana. Lo abbiamo fatto senza rincorrere una deriva identitaria che forse ci avrebbe rassicurati individualmente ma ci avrebbe lasciato con un pugno di mosche. Lo abbiamo fatto mentre tutte le altre forze smobilitavano incapaci di dare risposte alla modernità che le travolgeva.

Tutto questo in un momento molto delicato della storia d’Italia con la destra peggiore d’Europa che aveva il vento in poppa e che ancora oggi tenta di realizzare un modello regressivo di società; Con settori importanti della borghesia italiana che sceglievano, abbagliati dalle promesse di Berlusconi, di non aderire al processo di modernizzazione democratica proposto dal centrosinistra.

Tuttavia, l’intuizione feconda di dar vita al Partito Democratico può essere però vanificata se non procediamo speditamente e con coraggio alla definizione di una cultura politica condivisa che guardi oltre i presupposti del compromesso fordista nazionale e che includa, accanto ai vecchi, anche i nuovi soggetti dell’economia dei beni immateriali ed i bisogni della nuova cittadinanza.  

4.    Ora sei nel PD Roma e nell’Assemblea del Municipio, ci sono delle attività in cui sei principalmente coinvolto?

Ora mi onoro di far parte dell’Assemblea e della Direzione romana del PD. Con questo Congresso, che è stato il primo Congresso del PD di Roma, finalmente si è dotato il Partito di organismi democraticamente eletti e legittimati a discutere e prendere decisioni. E’ stato un percorso molto impegnativo che ha visto votare circa 13.000 iscritti per l’elezione del Segretario di Roma.  Penso che il nuovo gruppo dirigente Romano stia svolgendo un ottimo lavoro rivitalizzando l’iniziativa del Partito, coinvolgendo i circoli ed i territori e mettendo al lavoro i tanti nostri eletti a tutti i livelli istituzionali. Una spinta forte caratterizzata dal grande entusiasmo e dalla passione con cui Marco Miccoli dirige il Partito di Roma lavorando per strutturarlo con la creazione di dipartimenti tematici, con la definizione di proposte per la città, per la costruzione di ampio schieramento politico riformista che nel 2013 riconquisti il Campidoglio alle forze del cambiamento scacciando il peggior sindaco che Roma abbia mai avuto. Finalmente nel Partito romano si torna a parlare di politica e si lavora per superare  l’autismo, quel parlarsi addosso e solo di posti e di poltrone, che lo aveva contraddistinto nell’ultimo periodo

5.    Assemblea del Municipio quali ritieni siano i passi più urgenti da fare nel Municipio ? Un Municipio complesso e politicamente di rilievo il nostro …

Oltre che il segretario e gli organismi del PD di Roma, abbiamo eletto anche il coordinatore e l’assemblea del PD Roma XVI: ci siamo strutturati anche sul territorio per le sfide che ci attendono. Il Centrosinistra governa da sempre questo Municipio, ma la sfida per le elezioni del 2013 è in parte inedita. Il disegno che esce dai decreti su Roma Capitale non basta, un’area metropolitana così vasta come quella romana si governa con un assetto amministrativo che la comprenda tutta e che ne sappia affrontare i problemi in maniera unitaria e complessiva. Di questo dobbiamo discutere nel Partito di zona: di come ripensiamo il ruolo dell’istituzione municipale nello scenario prospettato dai decreti su Roma Capitale e, nel caso il centrosinistra riconquistasse il Campidoglio, nella prospettiva della costruzione della città metropolitana. Intorno a questo progetto credo che sia importante costruire una squadra larga di protagonisti, e non penso solo ai futuri consiglieri o  Assessori, ma all’organizzazione di una vasta partecipazione popolare che sostenga le nostre proposte.

6.            Sappiamo che nel PD ci sono equilibri di correnti, qual è la tua opinione su questo modo di condurre il partito e proporre scelte politiche ?

La degenerazione non è rappresentata da aree politico-culturali che in un Partito non ideologico si organizzano per contribuire al dibattito interno o a momenti di discussione pubblica. Lo scandalo sono i personaggi che controllano pacchetti di voti e che li spostano da un partito ad un altro a seconda della loro convenienza. Lo scandalo maggiore è chi concede cittadinanza a questi personaggi cedendo al ricatto che in caso contrario passerebbero allo schieramento avversario. Non sono un moralista e neanche un velleitario e credo che per vincere contro la destra bisogna costruire uno schieramento largo ed includente e fare una proposta che possa parlare a strati larghi dell’elettorato; ma a chi si spaccia per il rappresentante di sensibilità politiche da rispettare e poi fa il gioco delle tre carte per chiedere solo posti e costruire filiere di potere va sbattuta la porta in faccia. Noi siamo un Partito sano e pulito, e a coloro che non l’hanno capito va spiegato bene.

7. Cosa significa allora far politica ?

Io ho scelto, e fortunatamente insieme a tanti altri, di sostanziare il mio impegno civile nell’attività politica volontaria. Il vento dell’antipolitica sostenuto dal quindicennio berlusconiano ha avvalorato la tesi che chiunque faccia politica sia un approfittatore ed un disonesto e che un ricco capo che scelga i suoi adepti per fedeltà sia l’unica garanzia. D’altronde c’è chi pensa che far politica significa presentarsi alle elezioni, intraprendere una carriera e poi, quando si è finito o mancata l’elezione, tornare a casa senza nessuna responsabilità. Io la penso diversamente e mi dispiace che l’impegno politico disinteressato e costante non venga considerato dignitoso e utile come altre forme di impegno sociale e civile.  

8. Quando i tuoi compagni di partito parlano di te, almeno quelli del circolo con cui io ho parlato, ne parlano come di una persona che ha sempre scelto per il bene del partito, facendo sempre un passo indietro per lasciare spazi rinunciando anche a se stesso e a molte possibilità anche quando eri vicepresidente di Municipio e capogruppo dei DS …. Perché hai fatto dei passi indietro ? davvero per il bene del partito o non te la sei sentita per altri motivi ?

La metterei così: la politica, come dicevo, è il luogo principale da cui si può cambiare la vita delle persone, è il luogo del dibattito e del confronto, è il luogo dove costruiamo idee e programmi e dove gli diamo gambe. Il confronto in alcuni passaggi può essere anche molto duro. In questo Municipio negli anni scorsi c’è stata una dialettica molto vivace ed un confronto serrato tra quadri politici che si erano formati negli anni precedenti nel fuoco della battaglia politica e amministrativa. Con onestà e disinteresse, come tutti i protagonisti di queste vicende, ho rappresentato posizioni politiche e sostenuto comportamenti che mi parevano giusti e utili per il futuro di tutti. L’ho fatto a viso aperto, come tanti, senza pensare alle convenienze personali e senza ipocrisie. Non mi sono mai tirato indietro, ma non mi interessano le cariche se devo rinunciare alle mie idee. Questo è lo spirito che ci ha permesso di costruire negli anni successivi il circolo PD Donna Olimpia: un luogo aperto, senza filiere e fideismi politici e personali; un luogo che noi di più lungo corso abbiamo accompagnato nella costituzione senza condizionare o imporre soluzioni precostituite.

9.    Qual è lo spirito con cui fai politica ?

Credo di aver risposto esaurientemente: lo spirito è quello di mettersi a disposizione di una idea e di un progetto che collettivamente abbiamo contribuito a costruire. Spero proprio di poterlo continuare a fare perché ci credo molto. Il mio coordinatore di circolo mi chiama per raccogliere le firme, io vado; mi chiama per dibattere del problema dei rifiuti, e io vado; non credo che facendo questo si debba aspirare necessariamente a qualcosa. Per me la politica è un’esigenza naturale: è battaglia e passione, solidarietà e fratellanza. Altro che carriera.

10.  Hai qualcosa da dire al tuo circolo che non ti ho chiesto e che hai voglia di comunicare ?

Io al mio circolo voglio molto bene. Credo che questo circolo sia il frutto di un grande sforzo, fatto sia da quelli che già conoscevo che dalle persone nuove che sono qui ora e che fino a 3-4 anni fa  forse neanche facevano politica. A Donna Olimpia questo PD siamo riusciti a costruirlo. Questi locali sono uno dei luoghi importanti della democrazia di questo quartiere. Quasi un luogo laicamente sacro: qui c’era la casa del fascio e alla Liberazione di Roma è diventato una sezione di Partito nella quale sono passate passioni e speranze di riscossa e di emancipazione. Noi vogliamo che continui ad esserlo. Vogliamo che la costruzione di una comunità politica solidale fatta di persone che non si arrendono all’ingiustizia continui anche per il futuro. Per questo lo  difendo con le unghie e con i denti stando attento a che questa ispirazione non venga dispersa.

I: Grazie.

Ines Caloisi, PD Donna Olimpia

Comunicazione

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LA VITA, LA POLITICA, IL PD. UNA CHIACCHIERATA CON MIRIAM MAFAI

 

Rompiamo il ghiaccio, da quanto tempo e perché sei iscritta al circolo di Donna Olimpia ?

Credo di esservi iscritta da quando è stato fondato il PD e, semplicemente per una ragione relativa alla vicinanza al luogo in cui abito visto che mi è anche difficile muovermi.

Quando ho pensato di incontrarti, mi sono documentata, si prospettava un’intervista assai difficile, ho letto varie cose, dal momento che potrei chiederti di tutto, l’intervista ha però l’obiettivo primario di raccontare Miriam Mafai agli iscritti, passerei ore ad ascoltarti, ma credo sia meglio che tu scelga e ci racconti la tua storia e gli eventi più significativi. Da quanto ho potuto capire infatti  la tua vita personale e professionale coincidono ad un certo livello ….

Si proprio così, come hai detto tu la mia vita personale e politica coincidono. Ho cominciato a far politica a 17 anni iscrivendomi al PCI quando ero ancora adolescente. Adesso non faccio più politica in modo diretto però intervengo. Certo c’è una differenza dall’essere iscritta ad un partito oggi e quando mi sono iscritta io, all’età di 17 anni, mentre Roma era occupata dai tedeschi. Ho avuto poi una serie di esperienze, all’inizio strettamente politiche, mi sono infatti occupata del movimento delle donne in Abruzzo per molti anni, sono stata Assessore al Comune di Pescara tra il 1951 e il 1956, poi per una evenienza fortunata, ho cambiato completamente attività, mio marito che era un funzionario del partito venne trasferito a Parigi per rappresentare lì, presso il Partito Comunista Francese, il Partito Comunista Italiano.  Io, in quel momento, sarei potuta rimanere a Roma dove mi occupavo di una importante pubblicazione del Partito Comunista che si chiamava “Il quaderno dell’Attivista”, ho deciso invece, di seguire mio marito a Parigi. Debbo dire, te lo confesso, non tanto per affetto nei confronti di mio marito ma perché questo mi consentiva la possibilità di un cambiamento radicale di vita. Io infatti sono sempre stata disponibile anzi, direi di più, ansiosa di cambiamenti,  l’idea di andare a Parigi, nessuno può immaginare cosa significasse allora l’idea di cambiare città e di cambiare vita, mi entusiasmava.

Fatta questa scelta, non ero più funzionario del partito, ho iniziato la mia vita a Parigi avvantaggiata dalla mia amicizia con Maria Antonietta Macciocchi, vecchia amicizia al tempo dell’Occupazione di Roma, che era allora la Direttrice di “Le Vie Nuove” che mi disse, visto che vai a Parigi, prova a scrivere qualcosa per “Le Vie Nuove” e così è cominciata la mia avventura lì. Ricordo benissimo che le mandai il primo articolo e lei me lo rispedì indietro dicendo che non andava bene e mi spiegò perché non andava bene e questo avvenne varie volte finchè dopo il secondo e il terzo andò meglio e da lì iniziò il mio lavoro di giornalista. Debbo dire che nella mia vita ho sempre messo la mia realizzazione professionale al centro della mia vita, non solo nei confronti di mio marito con cui il rapporto era già più o meno amicale ma anche nei confronti dei miei figli che credo abbiano sofferto abbastanza di questo fatto, nel senso che si sono sentiti spesso trascurati però aggiungo che oggi uno ha 60 anni, l’altra  qualcosa meno, ma mi sembrano di essere legati a me comunque da un grande affetto, anche se credo di essere stata una pessima madre. In compenso sono stata una buona nonna e un’ottima bisnonna, ho quattro pronipoti, due maschi e due femmine, nei confronti dei quali riverso tutte quelle attenzioni che non ho riversato sui miei figli.

Così ho cominciato a fare giornalismo e forse quella è la mia vera autentica vocazione, poi torno a Roma, da “ LE Vie Nuove “ sono passata all’Unità nel 1960, poi dal 1964 al 1968 ho diretto “Noi Donne” poi a Paese Sera e nell’Ottobre-Novembre del 1975, andai a trovare un signore che non conoscevo, Eugenio Scalfari e gli chiesi se mi poteva assumere in questo giornale nuovo che è “La Repubblica” e lì sono rimasta.

Questo il mio percorso culturale, intellettuale ed in tutto questo percorso sono stata iscritta al PCI, con cui ho avuto un legame non scevro da riserve e tieni conto che dal 1962 sono stata compagna di Giancarlo Pajetta, con cui avevamo un legame forte  e saldo ma con il quale avevamo idee politiche un pochino diverse, ad esempio lui credeva in Dio ed io no, laddove Dio era il PCI.

Nel corso di questa lunga attività politica e intellettuale credo di aver tenuto fermi alcuni principi, sono entrata nel PCI essenzialmente per la battaglia antifascista, una volta Vittorio Foa mi ha chiesto se io avessi mai creduto alla Rivoluzione, ed io onestamente gli risposi che non ho mai creduto che in questo paese si potesse fare la rivoluzione e resto convinta che non fosse questo l’obiettivo del PCI, almeno per me.

Io ho creduto ad una rivoluzione che, in parte, abbiamo fatto come comunisti, cioè al progresso e alla liberazione dei ceti più bassi dalle condizioni di fame e di miseria in cui versavano, ed in questo sicuramente ci siamo riusciti. Per me ad esempio ha rappresentato un grande risultato anche semplicemente  il fatto che i contadini abruzzesi potevano portare le scarpe nuove e andavano a scuola.

Io credo che il PCI non ha cambiato in sostanza i rapporti di classe ma ha consentito a ceti subalterni di operai e contadini di progredire, ha permesso di rompere delle barriere, simbolo per me è Giuseppe Di Vittorio che ha detto e scritto questo.

  1. Arriviamo quindi ad oggi : PCI e PD oggi qual è quindi il passaggio che giustifica la tua adesione al PD?

In realtà io tra il vecchio PCI e l’attuale PD continuo a vedere troppa continuità nei personaggi. Io ho creduto al PD da molto prima che il PD si facesse e credo che quando è nato nel 2007 mi è sembrato naturale aderire anche se ritengo che il parto sia stato tardivo. Oggi, se debbo dire la verità, è chiaro che il PD sia di fronte ad una crisi di identità, l’operazione della saldatura delle due culture non è riuscita fino ad oggi nel PD, probabilmente per la resistenza dello stesso personale politico. Quando io vedo una riunione anche degli organi dirigenti del PD, io vedo la distinzione sempre di quelli che vengono dal vecchio PCI e di quelli che vengono dalla Democrazia Cristiana e questo è un limite, un limite drammatico, dovuto probabilmente ad una nascita tardiva, mentre io  avevo immaginato un PD che doveva far crescere e promuovere gente che non veniva né dall’una né dall’altra esperienza. Sento questo ancora oggi come un limite così come sento come un limite i commenti delle mie amiche che se ascoltano esponenti del PD provenienti dalla Democrazia Cristiana, ne parlano con evidente sprezzo. L’operazione ad oggi non è riuscita ad oggi.

Non è che il PD  non riesce ad interpretare il presente perché l’Italia rimane sempre troppo legata al suo passato e non riesce a trasformarlo alla luce del presente ?

Si è certamente così però è anche vero che nel PD ad oggi, per quella che è la mia esperienza, anche se limitata, io non vedo esponenti che non abbiano la targhetta o del vecchio PCI o della vecchia DC.

Se è così il PD non è riuscito a realizzarsi.

 Nel libro “Diario Italiano”(pubbl.2006)  parli dell’incertezza del futuro, che sembra un tratto essenziale della nostra epoca e che può essere vissuta in positivo come ricerca di nuove soluzioni e possibilità, mi sembra una visione ottimistica al giorno d’oggi. Sei ancora di questo avviso ?

Questo dipende dalla politica ed è secondo me possibile individuare una via d’uscita alla crisi, siamo un paese da anni in declino spaventoso e a chi si può affidare se non alla politica la risoluzione di questa crisi ? Non puoi lasciarli ai ceti dirigenti ma alla politica ed al Partito Democratico in primo luogo individuare le soluzioni per favorire la crescita del paese. Ma se parliamo tanto contro al precarietà, non siamo ancora riusciti a fare una proposta vera contro la precarietà ? A me non risulta.

Stavo per chiederti : qual è  la più importante funzione della politica ? Praticamente lo hai anticipato….ho letto qualcosa scorrendo le pagine dei tuoi libri ma mi piacerebbe che ne parlassi per gli iscritti.

La funzione della politica dovrebbe essere quella di individuare i problemi del paese e di orientare soluzioni positive, la politica se non è questo cos’è ? Il paese poi non è un tutto omogeneo e in qualche misura si devono anche saper fare delle scelte. Esistono ingiustizie e miserie materiali e morali, chi può aiutare a risolvere se non la politica ?

Ora entriamo in un punto centrale che è il ruolo della donna di cui tu hai parlato e scritto moltissimo, e certamente la tua vita ne rappresenta un esempio. Una delle cose che leggendo mi è rimasta impressa è che  “Non si ha libertà della donna senza laicità dello Stato” : puoi spiegarci meglio ?

Io penso che uno dei motivi storici della subalternità e lo scarso peso della donna nel contesto sociale e politico del nostro paese stia nella cultura cattolica che affida alla donna un ruolo, non subalterno, ma indubbiamente secondario.

La cultura che viene tramandata in tal senso condiziona moltissimo.

Se penso alle donne francesi, tedesche, inglesi, svedesi ad esempio non hanno l’idea della casa perfetta pulita, per la maggior parte delle donne italiane la cena ben cucinata rappresenta un motivo di orgoglio. Non è così per le donne di altri paesi europei, certamente le situazioni stanno migliorando da quella che era la mia generazione ad oggi, ma certamente la donna italiana sceglie di gestire il suo tempo in un modo non assimilabile a come lo gestiscono le altre donne europee. E’ anche la donna infatti che sceglie come gestire il proprio tempo. Certo se uno dei tuoi obiettivi vi è una casa perfetta, un bambino che deve andare in palestra, nuoto, lezione di inglese, calcio, canto, faccio un esempio,  diventa difficile affermarsi nelle proprie scelte.

Io ricordo che mia madre, che non era italiana, si stupì, venendo in Italia, di non aver mai visto un uomo che spingeva una carrozzina. Oggi qualcuno lo vedi, c’è uno spostamento, ma in un modo non sufficiente. Questo condanna le donne Italiane ad essere ancora abbastanza vittime di questo sistema.

Ma non credi, proprio in virtù del discorso sulla responsabilità che facevamo che essere vittime è anche una scelta che in parte ti giustifica dall’assumerti le tue responsabilità, principalmente di fronte a te stessa ?

Ma certamente, non c’è dubbio.  Sono anche convinta però che queste violenze contro le donne sono il risultato del fatto che una donna che si emancipa diventa poi “incastrata” in un meccanismo dal quale fa fatica ad uscire e l’uomo, di fronte a una donna che si emancipa, agisce in modo violento ed è un fatto gravissimo che soprattutto dimostra una debolezza culturale globale.

Torniamo al PD, qual è l’errore fondamentale del Pd oggi secondo te, perché non si raccoglie consenso ?

Non hanno proposte politiche, io ad oggi, come ti dicevo, non ho ancora capito, tema forse minore, ma ripeto, in merito alla precarietà del lavoro dei giovani, qual è la vera proposta del PD ? qual è la vera battaglia ?

Coloro che si dicono “rottamatori” oggi, possono rappresentare un cambiamento ?

I “rottamatori”… è una cosa grottesca. Rottamare per fare spazio ai giovani. I vecchi dirigenti del PCI, alcuni erano giovani come Matteo Renzi pertanto si può essere dirigenti di un partito, non è necessario rottamare. Puoi rottamare la vecchia generazione se fai delle proposte valide e se riesci a raccogliere attorno a queste proposte un consenso.

Il PD e l’Europa, come si può raccontare l’Europa ai cittadini ?

IO sono abbastanza preoccupata da questo punto di vista perché la mia impressione è che in realtà ci sia una sostanziale progressiva disaffezione nostra, degli Italiani nei confronti dell’Europa, se penso che pagammo persino una tassa per entrare in Europa, nel primo Governo Prodi, cosa che venne fatta volentieri … con fiducia ….

… ma Prodi trasmetteva il suo crederci nell’Europa ….

Lo hai detto ! Prodi ci credeva ed è riuscito a trasmettere a tutti noi questa fiducia, oggi credo che se chiedessimo agli Italiani cosa pensano dell’Europa, credo che la vedrebbero più come un problema che come un’opportunità. Dobbiamo ritrovare la fiducia.

Ines Caloisi

Gruppo Comunicazione PD Donna Olimpia

22.01.2011

“Il nostro contributo per un Municipio più grande e più vicino ai cittadini”

QUATTRO CHIACCHIERE CON DANIELA CIRULLI E FABIO BOMARSI, I NOSTRI CONSIGLIERI DEL MUNICIPIO XVI

1.      Perché avete scelto di fare politica ?

Daniela: Politica in senso di partitica non l’ho mai fatta nei primi 48 anni della mia vita, ho sempre lavorato nell’associazionismo ero comunque a conoscenza di alcune tematiche, ad un certo punto mi è stato chiesto di mettere a disposizione le mie conoscenze; l’ho visto in un’ottica di servizio ed ho accettato. Alla mia età non credo di far carriera politica,  iniziando ho capito che mi interessava, fare politica nel Municipio è un’estensione del lavoro sociale che svolgo per professione, ho visto che posso rendermi utile. Conciliare i vari impegni per una donna non è facile ed io ho anche continuato a lavorare perché è l’area in cui traggo l’humus per la mia attività di Consigliera di Municipio.

Fabio:  Innanzitutto mi ritengo una persona fortunata perché faccio quello che mi piace. In realtà faccio politica, anche io ho iniziato tardi, perché mi sono interessato di scuola ed è così perché ho delle figlie che vanno a scuola. Ho sempre creduto che attraverso la partecipazione si possono cambiare le cose, prima comitato genitori poi presidente del consiglio di circolo dell’associazione genitori e tutto un percorso fino ad arrivare qui in Consiglio. Credo che non si possa fare politica solo con il voto ma davvero con la partecipazione, quella che io chiamo la politica di tutti i giorni. Noi, parlo anche per Daniela, non ci siamo candidati, il partito ci ha chiesto di candidarci e questo fa una profonda differenza. Un inciso : il fatto di candidarsi non lo trovo corretto neanche se stiamo parlando dell’assemblea di condominio.

2.      Qual è l’attività principale di un Consigliere di Municipio ?

Daniela: A mio parere l’attività principale che un consigliere deve svolgere è quella di ascolto delle problematiche della cittadinanza tentando di tradurle in politiche che cambino e migliorino situazioni di disagio portando un cambiamento, un’innovazione.

Fabio: Quello che dice Daniela è vero e aggiungerei che si attui anche un’attività di coordinamento tra l’attività della giunta e quella del Consiglio di Municipio, di tipo più deliberativo, purtroppo però con la legge elettorale ora in vigore si può fare solo in modo marginale.

3.      Da quanto tempo sei stato eletto/a ?

Daniela: Io sono stata eletta nel 2006, la prima consiliatura è durata 20 mesi e poi sono stata rieletta nell’ attuale consiliatura. Considerando la durata, tendo a considerare l’esperienza quasi un unicum, non faccio una differenza tra la prima e la seconda consiliatura proprio perché la prima è stata breve e interrotta precocemente.

Fabio: Io sono stato eletto per la prima volta nel 2008, attuale consiliatura.

4.      In quali attività sei principalmente coinvolto/a?

Daniela: Sia nella  prima che nella seconda consiliatura sono stata presidente di una commissione consiliare: nella prima   della commissione delle elette che si occupa delle pari opportunità, quindi mi sono interessata soprattutto di tematiche che concernevano le donne. Nella presente consiliatura sono la presidente di una commissione che riunisce in sé diverse competenze : il decentramento, le politiche di comunicazione ai cittadini, le politiche di partecipazione attiva, il regolamento, cioè tutte quelle problematiche attinenti i regolamenti, gli statuti comunali, municipali o specifici delle consulte ed altro.

Fabio: Io sono presidente della commissione sicurezza e decoro urbano e poi sono membro della commissione scuola e della commissione ambiente. Io interpreto tali incarichi, specie quello sulla sicurezza, come una sicurezza legata al quotidiano, dalla piccola delinquenza ai problemi di sicurezza nel vivere la città, la stessa mancanza di illuminazione, non la intendo come qualcosa da utilizzare contro qualcun altro come i nostri compagni della destra.

Ritengo importante anche l’attività nella commissione scuola in difesa della scuola pubblica, come dicevo, forse uno dei motivi principali per cui sono in politica. E poi quella della commissione ambiente, non è infatti da sottovalutare che nel nostro Municipio abbiamo la più grande discarica d’Europa, aspetto sul quale dovremmo porre tutti l’attenzione.

5.      In che modo vengono eletti i presidenti di commissione ?

Daniela: I Presidenti di Commissione sono attribuiti ai gruppi di maggioranza e vengono distribuiti con un criterio che non riguarda strettamente la competenza tecnica. Ad esempio la commissione delle elette deve avere una presidente donna e la commissione trasparenza viene attribuita ad un consigliere dell’opposizione. A parte queste le restanti commissioni vengono distribuite tra i consiglieri dei gruppi di maggioranza con criteri più di tipo politico che di competenza della persona, almeno in base a quanto ho avuto modo di vedere.

Fabio: Proprio quello che dice Daniela rappresenta, a parer mio, uno degli aspetti meno piacevoli della politica anche perché noi dovremmo basare il nostro operare politico in base alle competenze. La politica dovrebbe premiare il merito e la professionalità. Spesso alcune commissioni funzionano bene se vi sono dei cosiddetti ”tecnici” che possono operarvi, quindi sarebbe bene non disgiungere ma valorizzare le due cose.

Daniela: Ti faccio un esempio, in entrambe le consiliature, pur essendo un’assistente sociale, dal punto di vista politico mi è sempre stata preclusa la possibilità di presiedere una commissione tecnica. E’ vero che sarebbe, teoricamente “meglio” mettere il consigliere a fare la cosa che sa fare meglio, al contempo però può crearsi una commistione di ruoli,  mescolare insieme competenze politiche e competenze tecniche può generare confusione o cmq una sorta di conflitto di interessi, a volte quindi può avere un senso anche disgiungere i due ruoli.

Fabio: Questo è vero, come dire ad un docente di essere presidente della commissione scuola, si crea una situazione un po’ particolare, però è altrettanto vero che l’attività politica non può essere completamente disgiunta dalla esperienza professionale precedente. E’ importante anche avere competenze professionali nella competenza politica che si va a ricoprire.

6.      Pensi che la tua attività ottenga il valore che merita ? In caso contrario, come, in che modo pensate che possa essere valorizzata ?

Daniela: Io penso che il consigliere municipale, svolgendo un ruolo di prossimità alla cittadinanza, essendo l’anello di congiunzione tra la politica e i bisogni della cittadinanza, potrebbe veramente svolgere un servizio prezioso, rendere vicina l’istituzione al cittadino, e rendere efficace ed efficiente la politica a livello locale. Dalla mia esperienza attuale vedo che questo ruolo è svolto dai politici in modo molto parziale. La cittadinanza spesso non ha fiducia nella politica e questo si avverte anche a livello locale, malgrado il politico municipale difficilmente sia coinvolto in giochi di potere. Inoltre, c’è da dire, che siamo davvero impotenti di fronte all’ottenimento di risultati rispetto ad alcune politiche che si attuano. I tempi e gli iter sono farraginosi e lunghi e questo, se da una parte deprime il consigliere, dall’altra sfiducia il cittadino.

Fabio:  L’azione politica da un punto di vista individuale esiste, c’è anche se le persone ti dicono “vi fate vivi ogni 5 anni quando ci sono le elezioni” ma molto spesso questa non è responsabilità del consigliere, semplicemente a volte, i meccanismi di trasmissione dell’informazione sono tali che non consentono di capire se il consigliere che tu hai votato i 5 anni prima ha fatto il suo lavoro o meno.

Certo, l’azione potrebbe essere valorizzata di più, non solo come singolo consigliere ma come gruppo, almeno per quanto riguarda il partito democratico, e questo non dipende dall’azione che viene fatta dai gruppi ma dalla legge elettorale, ad esempio, la preferenza unica diventa il franchising del consigliere, ovvero l’utilizzo del PD come marchio per la promozione di se stesso, per non parlare poi del mancato decentramento amministrativo, i Municipi non hanno tutte le competenze, molte sono rimaste al comune, questo crea notevoli problemi anche se devo anche dire che in questi casi spesso si nasconde anche la volontà di non risolvere dei problemi, a volte infatti, anche se le competenze non sono dirette ritengo che sia cmq compito di un consigliere di Municipio sostenere agli organismi preposti, le richieste dei cittadini sulle questioni del suo territorio.

7.      Qual è il rapporto reale che si crea tra i consiglieri ed il presidente del Municipio ?

Daniela : Il problema che io ho visto, è che non vi è un gioco di squadra che credevo invece fosse possibile, forse perché non conoscevo la politica ma venivo dall’esperienza dello scoutismo, movimento in cui sono cresciuta. Purtroppo il lavoro politico in Municipio non avviene come una squadra, il consigliere  porta avanti il suo lavoro in modo individuale, spesso le azioni sono legate solo al semplice consigliere e non collegate con gli altri. C’è qualche riunione di gruppo ma direttamente con il Presidente non vi è molta interrelazione. C’è un distacco tra il lavoro esecutivo della giunta e il dibattito consigliare.

Fabio: Questo è il corollario a quanto si diceva prima. La preferenza unica determina la nascita di soggetti tutti indipendenti uno dall’altro. Questo è negativo . Nel passaggio che c’è stato con la normativa del 2001 con l’elezione diretta del presidente si è creata una situazione per la quale, in sostanza, prima il Presidente era ostaggio del Consiglio di Municipio, ora il Presidente non ha più bisogno del Consiglio di Municipio. Così si rendono più rari i momenti di confronto ma era sbagliato prima così come è sbagliato adesso. Le stesse riunioni di gruppo vengono fatte molto raramente, difficile anche programmare anche azioni a medio termine. Forse in questo senso una mano ce la darà l’esistenza del Coordinatore di Municipio e dell’Assemblea di Municipio che se funzioneranno bene potrebbero esse di grande sostegno.

8.      Qual è il problema o i problemi che ritenete più urgenti nella relazione tra il Municipio e Comune di Roma ?

Daniela: Sebbene prima il Sindaco fosse Veltroni e avessimo un allineamento della linea politica tra Municipio e Comune, vi erano comunque difficoltà, molte decisioni venivano prese dal Comune senza consultare i Municipi.  Ora è ulteriormente peggiorato. Ad esempio si tende  a favorire alcuni Municipi e a sfavorirne altri. Essendo diminuiti i finanziamenti poi, in generale, anche su cose semplici si finisce per essere fermi perché non abbiamo risorse da spendere.

Fabio: Sono ovviamente d’accordo su quanto dice Daniela, e c’è anche un secondo aspetto legato al decentramento amministrativo,  porto un esempio, pensiamo alla quotidianità dei cittadini, una strada non asfaltata ad esempio, qualora questa strada sia di alta circolazione, la competenza è del comune e quindi il cittadino non vedrà risolto il problema se pensa che possa risolverlo il Municipio. Questo vuol dire che su alcuni pezzi di territorio il Municipio non ha alcuna competenza. E questo è assurdo.  Così come su impianti pubblicitari abusivi il Municipio non ha competenza ma ci si deve rivolgere al Comune.

Daniela:  Se il cittadino si rivolge al Municipio per i piccoli problemi, visto che sei il suo livello di prossimità, è nel giusto, noi però ci troviamo limitati nel fare la nostra parte perchè non funzionano le comunicazioni fra i diversi livelli di istituzione. Se tu ti rivolgi al Dipartimento non è detto che ti risponda qualcuno e questo è applicabile a mille altre cose. Anche fare il lavoro di trait d’union , che dovremmo fare noi, non è facile da realizzare per problemi di disorganizzazione e scollegamento fra i diversi uffici.

Fabio: Aggiungo che ciò che penso poi è che al cittadino interessi essere informato rispetto alla sua richiesta e spesso non ha questa risposta.

9.      Viene spontaneo chiedere : quale può essere il modo secondo voi per risolvere il problema ?

Daniela: intanto una semplificazione delle procedure poiché sono troppe complesse, farraginose e lunghe, poi fare in modo che alcune cose diventino realmente competenza del Municipio. Queste lungaggini vi sono anche per cose piccole come lo spostamento di un tombino o di un cassonetto.

Fabio: Il problema è anche che un’azione non adeguata non ha conseguenze. Ci vorrebbe una legge in Italia che desse tempi certi alla risoluzione di alcune problematiche di servizi al cittadino. Ci vuole una semplificazione su questo argomento. Andrebbe innescato un processo di buon senso che ogni cittadino si aspetterebbe da un politico ma purtroppo non è così e non sempre per responsabilità del politico, è un problema di sistema generale che non funziona come dovrebbe.

10. Una delibera della quale sei orgogliosa/o  e, in caso, una delibera che non rifaresti.

Fabio: Per quanto mi riguarda sono particolarmente affezionato a tutti gli atti che ho fatto, non ce ne è uno che non rifarei, ho sempre creduto negli atti che ho presentato nel momento in cui l’ho proposto. Poi,  volendo specificare sono affezionato alla mozione sull’omofobia, presentata in Municipio prima che fosse presentata al comune, e poi una parte della delibera sulle aree verdi per le quali tutti dovremmo avere maggiore cura.

Daniela: Le mozioni, ordini del giorno che mi danno più soddisfazione sono quelli che mi hanno richiesto un grande lavorio anche in Commissione con il coinvolgimento degli altri consiglieri. Non atti che preparo in solitaria. E in generale anch’io come Fabio sono legata a tutti gli atti che ho fatto. Ad esempio nel caso dei consultori ci sono state anche audizioni con la ASL di zona,  per il Regolamento della Consulta della Valle Galeria si è lavorato con le Associazioni insomma un lavoro faticoso, laborioso che nasce da un coinvolgimento di tutte le parti coinvolte.

11. Cosa auspicate con l’elezione del coordinatore di Municipio ?

Fabio: Io auspico che ci sia un livello di cognizione da parte del partito sul territorio che non c’è mai stato, ad esempio il fatto che vi fossero cinque circoli ed io conosco, solo in maniera sommaria, alcune delle persone che frequentano quei circoli è un fatto che mi auguro venga risolto.  Mi auguro anche che porti una sintesi di tipo politico delle esigenze dei cittadini, non in termini amministrativi, che già c’è ma una presenza politica. Ci vuole un’azione amministrativa forte ed una azione politica forte per risolvere i problemi dei cittadini e mi auguro che la presenza di un coordinatore sia di aiuto alla risoluzione di questi problemi. Per troppo tempo c’è stata solo una azione amministrativa.

Daniela: Noi politici molte volte abbiamo avvertito la solitudine, senza avere da parte del partito sostegno e risposta, purtroppo c’è stato uno scollamento tra i livelli del partito e con i circoli. E’ importante la presenza del partito per rafforzare il nostro lavoro. Mi auguro poi che a livello municipale siano coinvolte anche persone nuove. Mi auguro che si riesca a superare la pesantezza che ha paralizzato l’ azione del Partito nel  Municipio fino ad oggi.

Fabio: Aggiungo che ritengo importante il tema del Forlanini e mi auguro che ora possa risolversi anche questo problema.

Daniela: Certo non dobbiamo dimenticare che non abbiamo risolto la questione del Forlanini negli anni scorsi, quando poteva risolverla con la giunta regionale di centro sinistra.

12.  Dopo aver detto tutto ciò, come ci prepariamo alle elezioni del 2013 ?

Daniela: Intanto dal punto di vista nostro, di Consiglieri, ci dovrebbe essere un maggiore raccordo tra i consiglieri comunali e quelli municipali cosa che c’è molto poco, dovrebbe invece essere molto coordinato il lavoro che si compie. Le iniziative che noi proponiamo dovremmo comunicarle anche  a loro e viceversa. Questo avviene solo tra alcuni ma dovrebbe essere molto più presente.

Essere collegati l’uno con l’altro, amplifica l’azione politica e ha un impatto migliore. Bisognerebbe far crescere delle persone dalla base per il livello municipale, comunale, regionale costruendo le candidature non solo per il numero delle preferenze che portano.

Fabio: Concordo sull’applicazione del merito e quindi spero che avvenga e che parta a livello di circoli, come diceva Daniela. Non ci dovrebbero essere “unti dal Signore”, io credo nel meccanismo delle primarie ma deve essere vissuto rigorosamente. Devono esserci caratteristiche determinate da un percorso, devi dimostrare di aver fatto qualcosa non di essere qualcuno. Ribadisco che nel nostro Municipio credo sia importante la presenza del partito la cui presenza è scarsa. Mi aspetto che grazie al coordinatore del Municipio queste azioni vengano implementate e mi aspetto che dopo questo Congresso avvengano dei reali cambiamenti positivi.

Come nuova risorsa di investimento trovo interessante il “project financing “ che, secondo me, potrebbe applicarsi anche nel nostro Municipio come sta avvenendo all’EUR con risorse investite dai costruttori e non da parte del Comune.

13. Domanda finale sul circolo di Donna Olimpia che facciamo a tutti coloro che ho intervistato, il motivo per cui siete iscritti a Donna Olimpia, come valorizzare l’attività del circolo e se c’è qualcosa che non vi ho chiesto e che volete comunicare a chi leggerà l’intervista.

Daniela: Sono iscritta a Donna Olimpia dall’inizio del 2010, quindi da poco, ero iscritta ad un altro circolo dove c’era una scarsa partecipazione democratica, scarse attività, sono rimasta perché ritenevo che gli eletti dovessero essere distribuiti nei diversi circoli. Ho spesso cmq frequentato Donna Olimpia perché è uno dei pochi circoli dove si fanno attività, c’è un alto livello di democrazia ed è un circolo molto attivo. Quello che mi piace è anche il lavoro politico concreto, il volantinaggio, la partecipazione alla festa dell’Unità, iniziative concrete in cui Donna Olimpia ti coinvolge, esperienze da vivere con gli altri, esperienze formative che rimangono, esperienze di vita e di lavoro. Questo ti rende amico e solidale.

Fabio: Donna Olimpia perché nella politica devono contare i valori e i sentimenti e, secondo me, a Donna Olimpia c’è una grandissima umanità, prima di tutto, e questa umanità ti fa anche superare le differenze di tipo politico. In politica bisogna partire da questo, pensare anche che ci sono brave persone tipo Marco (Miccoli) che in un certo momento era segretario al circolo di Via Sprovieri, non mi conosceva, andai da lui e si mise a disposizione per risolvere i problemi che presentavo. Donna Olimpia è un circolo dove si fanno iniziative politiche e dove differenti radici possono coesistere. Credo che per in futuro sia necessario per Donna Olimpia che il circolo sia aperto, dove la gente possa andare e proporre iniziative. La scelta di proporre i corsi di inglese ora, ad esempio è indicativa. Non deve essere un Comitato Elettorale per questo o per quello ma un punto dove i cittadini trovano un sostegno dietro una P e una D. Aggiungo una cosa, che prima di Natale faremo un’iniziativa di un libro “il cibo che parla” di una persona non iscritta al circolo.  Questo dimostra lo spirito di Donna Olimpia.

Un ambiente in cui si possono organizzare iniziative, un ambiente aperto il cui spazio è disponibile.

Ines Caloisi

Gruppo Comunicazione Circolo PD Donna Olimpia

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“Centri storici e barriere architettoniche, c’è ancora molto da fare” Intervista a Mario Santoro

Pubblichiamo l’intervista rilasciata dal nostro iscritto Mario Santoro, presidente dell’associazioneMonterverde In, al sito del consigliere provinciale Giuseppe Lobefaro, delegato della Provincia di Roma per la valorizzazione dei centri storici.

Tante informazioni interessanti sulla questione cruciale delle barriere architettoniche nel centro storico e nel nostro territorio.  In allegato anche il Manifesto dei disabili: la pubblica amministrazione ed i privati cittadini per un mondo accessibile.

da www.lobefaro.it

  1.   Ad oggi, in quale stato è l’accessibilità agli uffici pubblici e ai serviziservizi nel centro storico di Roma?

    So che la tua Associazione “Monteverde” ha presentato un Manifesto nel merito. Puoi illustrarci le idee essenziali del Manifesto dei Disabili?

Lo stato dell’accessibilità nel centro storico è pressoché drammatico, per effetto delle vie strette, per la mancanza di marciapiedi o per l’ampiezza limitata degli stessi. A questo si aggiungono le isole pedonali, spesso circoscritte da cordoli per chiudere l’accesso ai veicoli (impediscono allo stesso modo l’accesso ai carrozzati). Altri due problemi sono i sampietrini, con cui sono pavimentate numerose vie, che per la scarsa manutenzione presentano un manto dissestato, oltre alle rotaie, spesso in disuso e mai rimosse. I pochi scivoli sui marciapiedi sono raramente a norma e presentano alzate di alcuni centimetri che costituiscono un serio impedimento, non solo per gli invalidi carrozzati, ma anche per molti anziani e mamme con carrozzine. A questi ostacoli si aggiungono gli edifici pubblici con gradini di accesso e  ascensori vecchi con apertura minima inaccessibile alle carrozzine dei disabili, oltre a vari esercizi commerciali con i relativi wc di utilizzo frequente, ma inaccessibili.  

La situazione resta identica negli altri quartieri nelle strutture sportive, nei locali d’intrattenimento: cinema, teatri, pub, ville pubbliche, oltre che in molte scuole e negli ospedali. Sono state addirittura create nuove barriere, essendo stati eliminati anche i banconi accessibili esistenti negli uffici postali.
Un aspetto molto importante e qualificante del Documento è il marchio “accessibile”, già adottato in altri luoghi come segnale stradale, per evidenziare con chiarezza ogni scivolo perché, spesso, sono nascosti dalle macchine parcheggiate, se non addirittura occlusi proprio per la mancanza di cartelli di segnaletica verticale. L’altro aspetto del logo “accessibile” è quello di utilizzarlo come marchio di qualità per contrassegnare ogni sito fisico (uffici, palazzi, attività commerciali) o virtuale (siti internet, newsletter), fruibili dai disabili.
Il Manifesto dei Disabili mira a semplificare la vita di molte persone per dare loro una minima parvenza di parità nella mobilità. Tendenzialmente eviterei l’uso di termini dolcemente poco “offensivi” come diversamente abili, e altre corbellerie insensate. Il disabile vive la sua condizione a modo proprio. Ha bisogno solo di mezzi idonei e strutture fruibili. Il resto è semplice pietismo di cui fa a meno.
 
  1. So che vorresti presentare una proposta di progetto alla Provincia di Roma, di che si tratta nel dettaglio?
La proposta per la Provincia riguarda la valorizzazione dei centri storici dei vari comuni per renderli accessibili e fruibili a tutti, in piena armonia coll’incarico del Delegato per i centri storici; in ogni paese, il centro storico è il principale punto di incontro, è il luogo che ospita la maggioranza dei punti vendita, del mercato, del municipio, della cattedrale, per andare oltre fino alla caserma dei carabinieri, la scuola ed altro; quindi è il cuore del paese incastonato, spesso, in luoghi antichi con una scarsa possibilità di mobilità per quanti sono impediti, vuoi per disabilità, vuoi per fatti della quotidianità corrente come le mamme con carrozzine, o per gli impedimenti della terza età, sempre più lunga e sempre più numerosa.
Ancor prima dell’accessibilità, è utilissimo realizzare i parcheggi riservati, nelle immediate vicinanze dei luoghi e dei servizi citati; spesso i disabili rinunciano ad uscire dal proprio isolamento, per l’impossibilità di parcheggio. Si calcola che, mediamente, nei piccoli centri, la percentuale di popolazione disabile e assimilata  superi il 50%. Da queste attente valutazioni scaturisce la considerazione che l’accessibilità dei centri storici, soprattutto, ma non solo, è un investimento per il futuro.
Se si aggiunge l’investimento sul turismo accessibile, la cui diffusione e pubblicizzazione rimangono di competenza degli organismi  provinciali, si impianta un nuovo e potente trampolino di lancio per le economie locali tagliate fuori da altri processi produttivi, divenendo un fiore all’occhiello dell’amministrazione provinciale.
L’abbattimento delle barriere architettoniche è solo descritto in alcune leggi e dimenticato, perfino dagli uffici tecnici per le concessioni edilizie e nessuna amministrazione ha mai curato e cura questo aspetto.
Prendere coscienza ed affrontare il problema diventa un punto qualificante che evidenzia la sensibilità e la volontà di risolverlo.  
L’ultimo ed importante suggerimento riguarda lo sport per i disabili, in particolare la Maratona dei Leoni Rampanti, che può essere finanziata, tra l’altro, con l’utilizzo del marchio “accessibile” in comodato d’uso, con varie modalità.
 
  1. La tua Associazione porta avanti una giusta battaglia civile nella società, so che stai pensando anche ad un progetto che coinvolga le scuole del nostro territorio. Ci puoi spiegare? I giovani, anche quelli normodotati, che insegnamento ne trarrebbero?
In questo caso, la proposta prevede il finanziamento per la creazione di gruppi di lavoro tra gli studenti per l’elaborazione del piano di accessibilità di ciascun plesso scolastico. Ciò permetterà di acquisire il logo “accessibile” che indicherà in modo evidente la fruibilità del plesso. Il logo sarà completato da una legenda con l’assegnazione di carrozzine, in guisa di stelle come per gli alberghi, con cui sarà indicato il grado di accessibilità, conferendo una sola carrozzina per l’accessibilità del piano terra, fino a sei per  indicare la capacità di ricevimento ed interazione con disabili gravissimi. Si prevede anche una campagna di sensibilizzazione contro la sosta selvaggia, con l’adozione della multa virtuale, attraverso l’avviso di cortesia per invitare gli automobilisti al rispetto del codice della strada.
In ultima analisi, è un progetto con cui la scuola insegna a se stessa, mentre lo fa con lo sterminato pubblico degli automobilisti indisciplinati (un ingegnere del traffico ha dichiarato che il marchio “accessibile”, in guisa di segnale stradale, pone degli interrogativi in chi lo osserva). Questo progetto studiato e redatto dagli studenti farebbe guadagnare crediti scolastici, oltre ad essere un ottimo mezzo di studio, approfondimento e divulgazione di una nuova sensibilità verso le problematiche prese in considerazione da tante leggi ma mai risolte, né pianificate dalla pubblica amministrazione.
 
  1. So che all’ultimo congresso del PD romano non hai votato per dare un segnale. Ci puoi spiegare meglio a chi vorresti fosse indirizzato questo segnale? Ti riconosci ancora in questo PD? Come lo vorresti?
A dire il vero, ho votato scheda nulla, cosa diversa dal non voto. Ho voluto comunicare il mio più profondo dissenso verso certi comportamenti irriguardosi, antidemocratici e poco rispettosi di compagni verso altri compagni. Ripeto il termine “compagni” in modo ridondante, per evidenziarne il significato etimologico. La condivisione del pane non avviene tra le persone che non si rispettano. Questa mancanza si manifesta in vari modi, apparentemente insignificanti, ma molto amari, è perpetrata nei vari livelli ed ambiti ed è molto più marcata salendo la piramide.
La mancanza di considerazione, la non curanza, l’autoreferenzialità, il mancato ascolto, un dialogo incomprensibile, le cordate, le correnti, le carbonerie, questi comportamenti hanno allontanato e continuano ad allontanare le persone dalla politica. Essendo attivista politico ho scritto anche al segretario per chiedere spiegazioni.
Oggi il PD rappresenta poco la gente, spesso mi sono sentito dire il PD non mi assomiglia.  Il partito ha perduto consensi tra i miei amici e conoscenti, consensi che avevo guadagnato in anni di continuo dialogo. Parlo chiaramente di voti conquistati al partito. Nella mia stessa famiglia ho perduto due tessere, mi hanno dato la stessa risposta ricevuta tra gli amici. Dalle mie esperienze deduco che bisogna scendere dal piedistallo per guardare la gente negli occhi, utilizzare il suo linguaggio, parole semplici ma piene di contenuti, senza paroloni.
Invece, spesso, in assemblee o dibattiti si ascoltano prolusioni verbali tanto altisonanti da essere contestate con fermezza. È capitato anche nel nostro circolo. Un partito democratico rappresenta tutti, essendo nato da una base popolare amplissima che, negli anni, ha inglobato anche quella parte denominata radical-chic, proprio quella che più spesso parla ed espone tesi nei dibattiti ed in ogni occasione pubblica. Quella stessa parte che parla, ma non ascolta, che si irrita se gli altri parlano, che mostra l’indifferenza, il disprezzo e la sufficienza di chi ha in sé lo scibile umano. 
La prova di queste riflessioni sta nelle risposte ai miei inviti a partecipare alle assemblee in sezione: “non vengo, perché mi sento a disagio”; “l’altra volta non ho capito nulla”; “ ma perché tutte quelle lungaggini nei congressi”; “la sezione deve affrontare le problematiche locali, a che serve dibattere di problemi altisonanti se nessuno trae suggerimenti per le politiche nazionali”.
Il radicamento predicato a lungo resta solo sulla carta.  Si pensa di praticarlo con la distribuzione dei volantini o con la posta elettronica e, in altri casi, con un fantastico dibattito col politico di turno. Non si accolgono, in queste occasioni, le richieste e le proposte della gente che si avvicina, cerca di comunicare, parla, si lamenta ma propone anche soluzioni e lo fa con intensità e passione, fiduciosa che dietro la bandiera del PD esposta, il povero militante abbia modi e poteri per recepire e risolvere le problematiche o realizzare le proposte ricevute. 
Io stesso ho proposto alcune idee e cambiamenti. Solo un caso ha avuto buon esito, la modulazione degli assegni familiari della ministra degli Affari Sociali del nostro governo. In precedenza era fissa per tutti e pari a lire 19.480, un’elemosina. Purtroppo non è stata riparametrata ed incrementata dagli altri governi.
Per quanto riguarda il PD, infine, lo vedo come una nuvola, con la stessa consistenza, la stessa lontananza, a tratti chiara con qualche spiraglio di sole che l’attraversa,  a tratti scura pronta per un temporale. In entrambi i casi poco rassicurante, nel primo, se la guardi, il raggio che l’attraversa ti acceca, nel secondo, se sei senza ombrello, ti bagna. Come lo vorrei? Come il cielo rosso di sera, bel tempo si spera. Che fosse un’associazione costruttiva, propositiva, aperta, vera, partecipata.
Per dirla con un aforisma, ogni partecipante deve essere e sentirsi “primus inter pares”:  primo tra pari, nell’accezione più ampia che un partito democratico  possa  esprimere.
Per questo resto e continuo a lavorare e dialogare con la stessa intensità di sempre.
 
di Tobia Morandi
 
 
10 NOVEMBRE 2010
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“Il DURO TEMA DEL BILANCIO, MALAGROTTA, TRASPORTI, MERCATI, RIFIUTI, WELFARE DELLA NORMALITA’. VI RACCONTO IL MUNICIPIO PUNTO PER PUNTO.”

2° parte dell’intervista a Fabio Bellini,Presidente del Municipio XVI

Ci racconta cos’è OSSERVATORIO AMBIENTALE DI MALAGROTTA?

L’Osservatorio è un progetto molto ambizioso e già in moto ( il 26 si terrà la prima riunione e verrà eletto il Presidente ). Noi abbiamo come Municipio RM XVI una linea molto netta su questo tema, mantenendo un rapporto anche faticoso con i cittadini di Malagrotta, ma la questione è cruciale ed occorreva fare alcune cose.

Tutti sono andati a dire che bisognava chiudere la discarica di Malagrotta: da Marrazzo ad Alemanno, da Veltroni a Storace e la Polverini. Il punto (che ho espresso nel mio intervento il 3.12.2008 nell’aula Giulia Cesare) è la responsabilità della classe dirigente politica di Roma e del Lazio. Noi sappiamo che non funziona l’impianto di Rocca Cencia dell’AMA e questo crea una disfunzione, poiché tutto va a Malagrotta. Ci sono 3.000.000 di euro della provincia che devono essere utilizzati per il monitoraggio dell’acqua, dell’aria e del suolo e 12.000.000 della regione per realizzare opere ambientali, soldi imputabili al comune di Roma e noi vogliamo che vengano spesi per questi obiettivi. E noi ci proponiamo come soggetti di partecipazione per sviluppare quei dati di monitoraggio che dovrebbero emergere dall’osservatorio ambientale. Soprattutto dati affidabili riguardanti la sanità pubblica.

In questo osservatorio abbiamo ottenuto l’adesione di molte organizzazioni in zona e della raffineria.

ASILI NIDO: ci può dare qualche informazione in più ? A noi risulta che non sono sufficienti alla richiesta, abbiamo accordi con altri asili nido convenzionati ?

Nel Municipio abbiamo asili nido pubblici, totalmente pubblici, altri convenzionati ed accreditati presso il comune, che prendono i bambini dalla lista di attesa.

Abbiamo poi un asilo nido chiuso nella tenuta del Casaletto; ci servivano  100.000 euro per metterlo apposto, ma per ora non c’è stato modo di ottenerli. C’è poi il nido che verrà costruito a Via Bettoni (nido per 60 bambini, speriamo ad ottobre 2011)  e quello nell’area Quattro Venti, per cui ci sono dei problemi legati anche in questo caso alle risorse.

Quali sono i SERVIZI SPECIALI per i cittadini?

Abbiamo alcuni servizi che sono unici su Roma, tre in particolare.

Quello più vecchio è un servizio mezzi Trambus a chiamata per anziani; il secondo è un servizio di assistenza domiciliare Alzheimer (abbiamo stipulato un relativo protocollo di intesa con l’Hospice Sacro Cuore di Via A. Poerio dando un servizio anche diurno).

Il terzo invece è un servizio sociale di prossimità svolto direttamente dal Municipio, oltre che dall’unità mobile. Quando un anziano, una persona si rivolge a noi, chiedendo per esempio assistenza domiciliare, viene immediatamente offerto un servizio di prossimità. Cioè si interviene immediatamente a prescindere dalla verifica dell’esistenza del relativo diritto. Il municipio dice “vengo a casa tua, sto con te” in attesa dei vari accertamenti, perché non possiamo far finta di non conoscerti. Lo slogan è: “nessuno resti solo”.

AMA E RACCOLTA DIFFERENZIATA : ci sono novità ?

Monteverde Vecchio è uno di quei quartieri che dovrebbe partire per la raccolta differenziata, per il momento solo per il residuo alimentare verrà fatto anche il porta a porta. Rimarranno i cassonetti, si punterà a raccogliere a casa solo la parte relativa all’umido. L’operazione partirà da Monteverde Vecchio, è già nella delibera del Comune di Roma.

E la SPORCIZIA che vediamo nel quartiere, per le strade? Qual è la responsabilità del Municipio?

Responsabile è l’AMA, formalmente non c’entriamo nulla, è una competenza gestita direttamente dal X° dipartimento e dall’assessorato all’ambiente attraverso un contratto di servizio in capo all’AMA. Ovviamente abbiamo la possibilità di avere rapporti con il capo AMA di zona, che però con la venuta di Alemanno sono stati complicati da un complesso iter burocratico.

Ci sono INZIATIVE che i cittadini potrebbero promuovere per migliorare i servizi nel quartiere? Qualche esempio: l’adozione di aree verdi.

Ora stiamo seguendo un progetto che ci ha prospettato il comitato di quartiere di Monteverde Vecchio: “Adotta un’aiuola”. Una cosa molto complicata: le persone si entusiasmano ma poi ci sono difficoltà rilevanti di gestione: addirittura si parla dell’incavo degli alberi. Il X° dipartimento ha intenzione di seguire il progetto e vediamo se si potrà applicare nel quartiere.

Che tipo di esperienze di FORMAZIONE propone il Municipio XVI ?

Stiamo facendo un’esperienza molto interessante istituendo delle borse-lavoro per persone che hanno difficoltà di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro, come ex tossicodipendenti, borse-lavoro della durata di 6 mesi,  estensibile a 12m a seconda delle necessità.  E ora stiamo affrontando anche la questione dell’inserimento lavorativo dei ragazzi handicappati .

Quello che noi chiamiamo “welfare della normalità”: occuparsi di problematiche che toccano le realtà concrete.

E poi ancora abbiamo dei progetti formativi negli asili nido, nelle scuole elementari e nella scuola media superiore. Il punto è che nelle nostre strutture si formano giovani dai 7 mesi ai 19 anni. L’obiettivo è costruire nelle scuole dei servizi continuativi nelle varie fasi del percorso scolastico, che evitino situazioni pericolose come il bullismo. E’ importante che vi siano dei progetti che seguano i ragazzi e che se ne occupino per farli sentire protetti e seguiti. Solo così potremo raccogliere dei risultati in futuro.

E per i TRASPORTI locali, le difficoltà con il 44 dell’ATAC, ci sono miglioramenti? A che punto siamo? Ci sono proposte del Municipio in tal senso?

 

Noi abbiamo fatto incontri con i cittadini dove c’erano ATAC, VII° dipartimento e Municipio sul tema delle linee di trasporto pubblico. Questo ha portato ad alcune modifiche sul 44 e ha portato ad una ipotesi di ridisegno di linee municipali. Poi abbiamo l’871, che copre una zona che tocca anche i Quattro Venti, abbiamo un problema con i Colli Portuensi per quel che riguarda la linea 8 e l’aggancio su altre linee, noi suggerimmo il tema di una navetta che passa tra Monteverde Vecchio e Donna Olimpia e di una nuova linea che colleghi Colli Portuensi con le zone più centrali del quartiere. In pratica  l’ATAC ha presentato una proposta e la linea è fatta a livello di disegno, al contempo avverrebbe un ridisegno dell’871 collegando anche la parte alta di Monteverde Vecchio alla Stazione Quattro Venti e creando poi un collegamento con San Giovanni Di Dio. Ma da quando c’è Alemanno è tutto fermo. Il costo di tutto ciò è 500.000 euro annui. E’ però finito il tavolo di concertazione che più volte abbiamo chiesto. Questo progetto che rispondeva ad una esigenza reale del territorio è fermo nei cassetti.

Ora un argomento di cui si parla da tempo : il MERCATO SAN GIOVANNI DI DIO. A che punto sono i piani di risistemazione ?

Il progetto prevedeva un mercato coperto, un sottopasso sotto Via Ghisleri e il mercato in quota. Nella conferenza dei servizi (2001) era stato deciso che sarebbe stato realizzato in due tranche: prima si faceva il sottopasso, si collegava la copertura di questo sottopasso e il mercato veniva spostato sopra; ciò comportava maggiori oneri per la sicurezza e allungamento dei tempi. Il comune sostanzialmente ha rivisto il posto dove collocarlo studiando varie ipotesi, visti i costi anche per la sicurezza (1.900.000 euro che avrebbe dovuto pagare il Comune), quindi stiamo discutendo da due anni di posizioni alternative del mercato senza risolvere il problema. La proposta finale dovrebbe essere quella che include 1.900.000 euro del progetto iniziale, nel caso verrà dato l’ok definitivo vi sarà una variazione di bilancio, forse a settembre.

E ora giungiamo alle difficoltà della VIABILITA’ per colore che utilizzano l’auto. L’assenza della segnaletica quasi invisibile e difficoltà anche per i disabili. Si può risolvere ?

I cittadini hanno ragione. Su alcune cose non possiamo però decidere noi, sono decisioni centrali. C’è da riscontrare che i maggiori problemi sono legati alle attività commerciali situate tra Via Ozanam, Colli Portuensi, Fonteiana.

Possono aumentare i PARCHEGGI ?

Beh, in quelle zone è molto complicato. E poi c’è un problema di mobilità più generale. Difficile dare risposte chiare. Anche la riduzione delle risorse influisce anche in questo caso.

E ora la prima delle domande politiche, di partito. Come sarà il CONGRESSO DEL PD ROMANO? Oramai siamo vicini …

Spero interessante. Io credo che debba essere un congresso vero, fatto su documenti politici e programmi. Questo è ciò che penso. Mi auguro si superi una tendenza romana a “mescolare tutto”; io sono per le scelte chiare.

Perché non abbiamo un COORDINATORE DI MUNICIPIO del PD? E’ necessario secondo lei? A settembre lo avremo?

E’ necessario. E siccome c’è un livello istituzionale, è ovvio che debba esserci un livello di partito corrispondente. Non serve solo il coordinatore, ma anche un organismo organizzato a livello municipale e bisognerebbe avere la capacità di poterlo fare.

Perché l’ETA’ media dei consiglieri del PD è così elevata rispetto a quella dei consiglieri del PdL? Come dovrebbe essere il prossimo Consiglio del Municipio alla luce della Legge su Roma Capitale e  dei suoi regolamenti che dovrebbero aumentare le competenze in capo ai Municipi?

Perché alla fine il ricambio generazionale, che c’era stato negli anni ‘90, è mancato per molte consiliature. Noi eravamo giovani, io ho fatto la prima esperienza nel 1989 come consigliere; dobbiamo porci il problema di giovani che facciano un’esperienza in Municipio, ma devo anche dire che ho grande stima delle persone che ora collaborano con me in Municipio.

I giovani che votano PDL vogliono fare carriera politica da adesso, nel PD si tende a dedicare un servizio ai cittadini e a costruire un percorso, questo non toglie che non ci potrà essere un futuro ma di base l’approccio tra PD e PDL è diverso.

Questo per dire che molte persone al Municipio collaborano per passione, mi auguro quindi che ci saranno nuove generazioni che abbiano la voglia, la passione e la forza per essere eletti.

Ines Caloisi

LA DURA VITA DEL MUNICIPIO ROMA XVI AI TEMPI DI “ALEDANNO”

La mancata approvazione del bilancio e le “panzane” delle destra,  le sfide e le idee per amministrare un Municipio di 150.000 abitanti, gli obiettivi già realizzati dalla scuola, all’ambiente, ai servizi. Ne parliamo in un’intervista esclusiva con il Presidente del Municipio Roma XVI Fabio Bellini.

Nella prima parte: la questione del bilancio, il ruolo del Municipi, le iniziative in tema d’istruzione e coinvolgimento della cittadinanza.

PERCHE’ SI E’ ARRIVATI ALL’APPROVAZIONE DEL BILANCIO COMUNALE PER IL 2010  SOLO A LUGLIO, UN FATTO SENZA PRECEDENTI.

La situazione è assolutamente drammatica. Siamo riusciti a ottenere l’attenzione dei media, solo attraverso gesti eclatanti, come la messa “in mutande” dei Presidenti di Municipio nell’Aula Giulio Cesare. L’assurdo è tale che entro il 31 luglio 2010 approveremo il bilancio di previsione del 2010, dopo aver gestito in modo molto complicato le attività amministrative in questi primi 6-7 mesi.

Il bilancio non è stato presentato e approvato, finora, perché il comune era a rischio dissesto. In parte per un problema legato al pregresso, in parte perché, finita la propaganda del centro-destra, sono emersi i veri problemi dovuti anche alle scelte del centrodestra; come mi è capitato di evidenziare, parlando alla Consulta dei Presidenti di Municipio, a nome dei Presidenti di Centro Sinistra.

Durante la giunta Veltroni, che comunque aveva ereditato un notevole debito, si è praticata una politica di “deficit spending”, cioè di uso del deficit (sbilancio, ndr) per fare investimenti, mentre da parte del centrodestra si è parlato, per motivi di propaganda, di buco, come se qualcuno avesse rubato soldi. Ma il punto essenziale è che le scelte fatte dall’amministrazione Alemanno di separare la situazione economica pregressa (prima del 28 aprile 2008) dalla gestione ordinaria (dopo il 28 aprile 2008) attraverso la gestione commissariale del Comune di Roma è stata una scelta azzardata che ha rischiato di portare il comune al dissesto (anche grazie al mancato introito dell’ICI prima casa, che per Roma era pari a circa 380 mln Euro). Si è tentato di compensare questo mancato introito con un fantomatico finanziamento annuo del Governo a Roma per 500 milioni per i prossimi 40 anni che dovrebbe servire a coprire il servizio del debito pregresso. Fantomatico perché il Ministero dell’Economia aveva inteso questo impegno di 500.000.000 come un impegno programmatorio (diciamo ipotetico) e quindi non erogava le risorse. Ma come noi abbiamo sottolineato per mesi, con impegni programmatori (o con i mattoni delle caserme) non si costruiscono i bilanci.

La gestione commissariale è solo uno strumento perverso. Necessita di ricevere un finanziamento certo dello Stato, che nella realtà non è arrivato. La conseguenza è stata che la gestione commissariale ha finito per richiedere fondi al Comune, e quindi la mancata erogazione dei fondi da parte del Governo si è ripercossa negativamente sulla gestione ordinaria del Comune.

Tutto ciò ha reso la situazione così critica da non rendere possibile di fare il bilancio, da produrre il rischio dissesto: infatti, non era tecnicamente fattibile poiché il Comune di Roma ha dato soldi alla gestione commissariale, per crediti incerti (inesigibili) non iscrivibili in bilancio dell’amministrazione comunale poiché non vi era certezza che ci fosse il finanziamento governativo per la gestione commissariale, e che quindi permettesse al Comune di Roma di rientrare delle risorse anticipate alla gestione commissariale istituita con legge nazionale. In più, secondo imbroglio, Tremonti e il governo hanno dato 300 e non 500 milioni obbligando l’amministrazione comunale a nuove tasse, come ad es. l’aumento dell’addizionale IRPEF per coprire la parte restante di 200 milioni. Tutto ciò ha messo la città in ginocchio. In più, ogni bilancio è triennale, e si è utilizzato come riferimento del bilancio triennale dello scorso anno, per l’esercizio provvisorio che prevede l’utilizzo delle risorse in dodicesimi, l’ipotesi di bilancio del 2010, approvato nel 2009. Addebitando all’inizio dell’anno tutte le spese per affitti utenze e stipendi di tutto l’anno, questo ha determinato una immediata carenza di fondi disponibili per i servizi ai cittadini, bloccando la città.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE NEGATIVE NE SONO DERIVATE PER I MUNICIPI?

Il bilancio di previsione presentato ha un unico segno chiaro ed incontrovertibile: si vuole porre fine all’esperienza dei Municipi. Perché in pratica, per il 2° anno consecutivo, il bilancio fatto dall’amministrazione Alemanno prevede zero euro per il piano investimenti dei Municipi.

Infatti nel 2009 è stato utilizzato il piano investimenti del 2008, che fu approvato nel dicembre 2007 durante la giunta Veltroni e poi venne bloccato da Alemanno e quindi traslato al 2009. Il nuovo sindaco non ci diede un euro in più e il piano investimenti fu utilizzato comunque con il ritardo di oltre un anno: quindi nel 2009 zero euro di Alemanno (quelli che c’erano “erano” di Veltroni). Nel 2010 abbiamo avuto zero euro, cioè non c’è una risorsa per investimenti (dove si vede l’effetto della politica del Municipio). Mentre vengono tagliate, per centinaia di migliaia di euro le risorse per le scuole d’infanzia e i nidi, 56.000 euro per le materne contro i 232.000 euro dello scorso anno, 85.000 euro per le elementari contro oltre 770.000 euro dello scorso anno, di cui 500 mila per somme urgenze. I fondi per le scuole medie si incrementano di 70.000 euro arrivando a 200 mila, ma 150 mila sono destinati ad un intervento urgente in una scuola, quindi ne rimangono 50 mila per tutte le altre, mentre ne perdiamo 70.000 euro sugli asili nido.

Perdiamo altre decine di migliaia di euro per la manutenzione delle sedi e del patrimonio, soldi che noi utilizziamo per mantenere le sedi dell’amministrazione o per interventi nelle scuole. Perché si fa questo? Perché il sindaco, lo ha detto durante la Consulta dei Presidenti, vuole operare una sorta di surroga delle amministrazioni municipali. La surroga è facile da realizzarsi, se si espropriano ai Municipi tutte le risorse da gestire direttamente. Ma questo contravviene al regolamento Comunale perché, per esempio, la manutenzione delle scuole è competenza municipale; il dipartimento può intervenire solo in casi di particolare complessità dal punto di vista architettonico. La scelta è chiara: niente risorse ai Municipi ma ai Dipartimenti comunali. Tutte le iniziative si facciano centralmente. Quindi i municipi possono andare ‘a casa’, le competenze non vengono rispettate, l’istituzione di Roma capitale può attendere….

Si vuole cambiare il ruolo dei municipi, tornando alle vecchie “delegazioni” e nel frattempo si stanno facendo morire. I Municipi sono resi muti: non solo vengono messi 20.000 euro per le attività culturali, 4.400 per lo sport, pochissimi euro per quanto riguarda gli organi istituzionali, ma si tolgono anche i soldi per la manutenzione delle scuole.

COME AVETE RISPOSTO ALLE CRITICHE ARRIVATE IN MERITO A PRESUNTI SPRECHI DEI MUNICIPI PER ATTIVITA’ CULTURALI ?

Sono rimasto basito. Gli attacchi, basati su cifre sbagliate, sono stati fatti utilizzando mezzi di comunicazione di stampa, tanto da portare i Presidenti dei Municipi a fare una manifestazione sotto il Messaggero per le mancata pubblicazione di dati corretti, questi attacchi sono stati contornati da dichiarazioni su spese inutili e sprechi legati alle attività culturali.

Il bilancio gestito direttamente dal Municipio è di circa 11.000.000 di euro. Il Municipio Roma XVI è composto da 150.000 abitanti,  per 73 km quadrati, se fossimo un comune autonomo saremmo, per popolazione, la 26° città italiana. Il bilancio complessivo del Municipio, potremmo dire il ‘costo’, è in totale di circa 41.000.000 di euro, comprendendo il pagamento del suo personale, l’affitto, le utenze e i servizi. 11.000.000 sono i fondi per i servizi (tra cui il sociale) che gestiamo direttamente, più il contributo comunale per le mense scolastiche e il trasporto pubblico scolastico che sono gestiti direttamente dal dipartimento comunale. Possiamo noi assistere inerti a questo teatrino delle dichiarazioni sugli sprechi? Si può tollerare una amministrazione comunale che tenta di far passare una spesa per attività culturali di 50 – 60 – 80 mila euro (su 41 milioni), come uno spreco? Per un municipio che ha, appunto, i numeri che abbiamo detto? Ma che idea abbiamo dello sviluppo di un paese civile? Che idea abbiamo?

Io sono disponibile a comunicare con forza queste cose. Dobbiamo costruire le condizioni perché queste notizie possano essere dette ai cittadini, perché questi quesiti possano essere davvero affrontati. Spesso anche nella sinistra c’è l’idea, frutto della stagione televisiva, che il vero tema sia come comunichiamo le cose, anziché come costruiamo processi sociali e partecipativi. Io penso che questa deriva sia sbagliata.

UNO DEI TEMI CRUCIALI DELL’AMMINISTRAZIONE DEL NOSTRO MUNICIPIO RIGUARDA  IL FUNZIONAMENTO E LA MANUTENZIONE DELLE SCUOLE … qual è l’attenzione del Municipio XVI a tutto questo?

L’attenzione alla scuola pubblica è uno dei cardini della nostra amministrazione. Siamo l’unico municipio su Roma che ha destinato risorse della legge 285 per promuovere attività nelle scuole pubbliche.

Siamo l’unico Municipio che ha fatto, nel primo anno della riforma Gelmini, un investimento per progetti che siano dentro il piano dell’offerta formativa, stanziando 50.000 euro di plafond per la scuola elementare e 30.000 euro per ogni anno successivo all’applicazione della riforma Gelmini per progetti decisi dai Consigli di circolo delle scuole. Quindi 80 mila euro lo scorso anno scolastico, 110 mila a settembre e 140 mila il prossimo anno. Stiamo lavorando per poter fare con questo bilancio un‘operazione analoga per le scuole medie, da quest’anno con 40 mila euro.

Tutto ciò è una cosa, a mio parere, straordinaria. Queste risorse sono talmente esigue rispetto a quanto è stato tagliato dal Ministero che con i nostri interventi non andiamo certo a togliere le castagne dal fuoco alla Gelmini. Però mettiamo a punto un tema molto importante: investire sulla scuola pubblica e dare un‘interpretazione corretta della legge sulle autonomie scolastiche in cui ci deve essere rapporto tra l’Istituzione territoriale di riferimento e le Istituzioni scolastiche. Come si dimostra? Io conosco solo un modo: lavorando, certo, ascoltando, certo, ma alla fine mettendoci le risorse.

Ma non ci siamo limitati a questo. Nelle scuole per i ragazzi con handicap abbiamo erogato risorse per 1.350.000 euro per gli assistenti educativi culturali (AEC). Risorse che rappresentano un‘opportunità per tutti i ragazzi di quelle scuole: un’occasione di crescita di tutti i componenti di quelle classi, oltreché la salvaguardia del diritto del bambino con handicap a stare in quella scuola. Su questo occorre far percepire il valore culturale di certi progetti che hanno come fondamento l’attenzione verso la scuola pubblica.

Il progetto per Assistenti Educativi Culturali sul quale lavoriamo è unico a Roma. Cosa accade ora e cosa è cambiato rispetto a prima? Prima, quando c’era bisogno di un operatore per bambino o per due bambini, il dirigente scolastico si limitava a presentare il relativo documento in Municipio. In questo modo, prima di tutto non c’era una forma di controllo delle spese, ma soprattutto si cercava di non dare una risposta corretta, che fosse adeguata ai problemi che abbiamo di fronte, come istituzione pubblica. Devo evitarmi delle rotture di scatole e pagare a pie’ di lista o occuparmi veramente di quella identità umana che ha un disagio, un problema? Devo far finta di essere a posto con la coscienza perché ho dato i soldi o devo capire qual è il vissuto di quel bambino? In Municipio stiamo cercando di fare questo. Abbiamo realizzato interventi di co-progettazione per gli AEC. Ma che cosa succede ora concretamente? All’inizio dell’anno anziché ricevere l’elenco delle risorse necessarie dai dirigenti scolastici, c’è una riunione con la USL, il Municipio, i dirigenti scolastici, il soggetto che ha vinto il bando e che erogherà il servizio e si analizzano le situazioni caso per caso, destinando risorse umane alle scuole per seguire quel gruppo di bambini in difficoltà. Questo permette di fare contemporaneamente altre operazioni poiché si va a percepire qual è il problema di quel bambino, ma si fa attenzione alle potenzialità di crescita, che si possono concretizzare per tutti.

Un Municipio che fa così è un valore importante perché genera un rapporto vero con la scuola. C’è chi dice “Perché Presidente fa questo invece di occuparsi della manutenzione della scuola?“  A parte che le fonti di finanziamento sono spesso diverse. E io che dovrei fare? andare in giro con un cartello facendo sapere che l’amministrazione comunale mi ha dato 85.120 anziché 778.915 dello scorso anno euro per la manutenzione nelle scuole? Sono disposto a farlo. Ma questo non toglie forza al ragionamento sulle risorse per quei progetti.

COME COMUNICARE AI CITTADINI GLI OBIETTIVI CHE SONO STATI CONSEGUITI E RENDERLI CONSAPEVOLI SULL’IMPORTANZA DI UN’ISTITUZIONE COME QUELLA MUNICIPALE?

Si vuole togliere ai Municipi la soggettività politica e l’elaborazione. Ma noi rispondiamo con idee ed iniziative, che puntano a coinvolgere più cittadini e a far conoscere il ruolo e il lavoro del Municipio.

Quest’anno ad esempio abbiamo organizzato “le Municipaliadi”, iniziativa che ha visto la partecipazione di oltre 500 ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori; è stato un grande successo, abbiamo sollecitato, anche vista la fine dell’esperienza dei Giochi della gioventù, un sano spirito di appartenenza. Punteremo a farlo il prossimo anno coinvolgendo anche le scuole elementari.

E sempre quest’anno abbiamo fatto la “Christmas Run”, la prima mezza maratona realizzata a Villa Pamphilj, insieme ad un opuscoletto di presentazione della villa e dell’iniziativa. E’ stato un successo, hanno partecipato 700 persone.

Certo poi cercano in tutti i modi di delegittimare questa istituzione: con il bilancio, ad esempio. Si vuole negare il protagonismo dei Municipi su alcune questioni e la funzione che svolgono, per un motivo ideologico legato alla maggioranza che gestisce una amministrazione decentrata. Non capendo, però, che il Municipio è una parte del Comune e omettendo che c’è un tema di fondo: noi rappresentiamo il primo livello dello Stato; non considerare o disincentivare il sistema, come stiamo vedendo, che idea dà dello Stato?

E questo si riflette anche sul gettone ai consiglieri, gettone che è stato tolto. Si dice che c’è un problema di una presunta casta? Allora si facesse una proposta seria, taglio del 50 % degli stipendi di tutta la classe politica. Valesse per tutti, dai parlamentari europei fino ai consiglieri municipali; il problema non può essere dato esclusivamente dal gettone presenza di quest’ultimi, che può ammontare a 500-600 euro, ammesso che facciano tutte le presenze. La realtà è che vogliono delegittimare i Municipi. Poi può essere che io sia un inetto e non sia un buon amministratore. Su questo decideranno i cittadini con il loro voto. Ma quello che stanno facendo va in spregio delle Istituzioni e dello Stato, e questo è inaccettabile.

Ines Caloisi

20 Luglio 2010

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ll circolo PD Donna Olimpia anche in Europa. Intervista a Silvia Costa, Parlamentare Europea

 

Per affetto: sono Monteverdina, anche se abito a Trastevere. Per affetto verso gli amici del circolo di Donna Olimpia che crede in un progetto del PD come unione di radici diverse.

Un progetto che sa far fare un passo avanti  a tutti insieme. Grazie anche al coordinatore Roberto Baldetti ci si può sentire a casa propria e non ospiti.

Qual è stato il tuo percorso per giungere a diventare parlamentare europeo ?

Avendo una certa età il mio percorso è lungo. E’ iniziato nel’68 all’Università, dopo avere frequentato il Liceo Manara a Monteverde. Mi sono Laureata in lettere con De Felice in “Storia dei diritti politici”; sono stata impegnata nel giornalismo politico, pian piano ho fatto parte di un gruppo di impegno e di formazione politica:  tengo a sottolineare che senza la formazione politica non ci sono persone libere, sulla crisi di oggi ha grande peso la mancanza di formazione e cultura politica. Dopodichè l’impegno nella DC con Zaccagnini e l’esperienza al Comune di Roma che ha cambiato la mia vita. Una esperienza formativa vissuta durante gli anni di piombo. Eletta nel Parlamento nell’85, dopo un ricorso per brogli nell’83, sono stata poi Parlamentare per 9 anni, sottosegretario alla Ricerca Scientifica nel Governo Ciampi e dopo di che non sono stata più rieletta. Per 10 anni sono rimasta fuori dal parlamento, dedicandomi molto al volontariato. Sono stata  poi membro del CNEL grazie a Tina Anselmi, quindi consigliere della Regione Lazio, eletta come capolista dell’Ulivo. Sono stata dunque Assessore all’Istruzione per 5 anni e quindi Parlamentare Europeo.

Ci racconti le tue attività in qualità di Parlamentare Europeo:  in quali commissioni sei coinvolta e come i cittadini possono trarre beneficio dalle tue attività? 

Al momento faccio parte della Commissione Cultura, Formazione, Politiche per i giovani, Sport e di quella relativa al tema dei Media e dell’interculturalità. Sono membro effettivo PD e ASDE nella commissione donne e politiche sociali. Sono nel board della delegazione PD guidata da Sassoli ed insieme a Cozzolino formiamo i tre membri dell’esecutivo.

Qual è l’attività principale di un parlamentare europeo ? 

Io sto ancora imparando. La cosa principale è cercare di individuare nelle commissioni dei dossier, argomenti sui quali ti devi specializzare e renderti conoscibile sia dal tuo gruppo che dal parlamento come un riferimento in quell’argomento. Questo è l’aspetto fondamentale. Poi pensare a come coinvolgere l’elettorato e i cittadini che rappresenti. Sono stata relatore – ombra sulla tratta degli esseri umani, tematica che seguo da tempo e anche tramite internet abbiamo lavorato ad un testo con molte persone di ambienti diversi: un successo. Altra cosa è saper fare lobbying all’interno del parlamento, l’attività di lobbying in positivo è importante perché ti permette di far conoscere la tua attività e sviluppare anche nuove tematiche.

Qual è la tua visione dell’Italia vista dall’Europa e da Bruxelles ? Quali ritieni siano i passi da compiere per far sentire i cittadini più europei ? 

Dal punto di vista del governo abbiamo un’immagine assolutamente inadeguata, il livello di considerazione dell’Italia in questo momento è bassissimo, basti pensare alle nomine della diplomazia europea, abbiamo ottenuto, con tutto il rispetto per i due paesi: l’Uganda e l’Albania. Non c’è una corrispondenza in questo momento neanche tra il fatto che l’Italia è anche stata il paese fondatore. Purtroppo il modo in cui l’Italia sta declinando l’Europa anche internamente mina la vocazione e il sentimento europeista.

Cosa fa il Pd a livello europeo che credi possa essere interessante comunicare ai nostri elettori? 

Noi del PD al momento siamo la seconda delegazione come numero nella famiglia socialista- democratica, a breve diverremo la prima perché arriveranno due colleghi. Questo vuol dire che  come parlamentari siamo in tutte le commissioni e quindi copriamo tutto l’arco delle competenze  del parlamento, a differenza di altre delegazioni che non hanno un numero di parlamentari sufficienti. Abbiamo anche la vice-presidenza del Parlamento, 6 donne capo-delegazione nel gruppo S&D, una presidenza importante come quella dell’Agricoltura con il Presidente De Castro, 2-3 vice-presidenze di commissioni importanti: Cofferati ad esempio ad esempio è il coordinatore della Commissione sulla crisi. Posso dire che in questo tempo la delegazione Italiana si è fatta molto valere e direi che tutti stanno facendo bene il loro lavoro.

Non dimentichiamo che la battaglia per gli euro-bond e quella relativa alla tassa nelle transazioni finanziarie è una battaglia PD.  Importante anche la battaglia su una commissione per la mafia.

Ho avuto modo di conoscere il Parlamento Europeo, in che modo la donna può trarre beneficio da questo contesto, se così è, a tuo parere ? 

Le donne italiane devono molto alla politica europea, se pensiamo alle politiche europee quale il principio di non discriminazione, le pari – opportunità, il lavoro della Corte di Giustizia Europea, il confronto delle buone pratiche tra i vari paesi membri, la lotta contro la violenza alle donne, la parità salariale, la tutela pensionistica, si può dedurre che l’Unione ha promosso un modello sociale europeo al femminile, specie nei primi decenni dopo la firma dei Trattati di Roma, che ha rappresentato la cornice ed ha rafforzato le politiche nazionali su questi temi.

E’ chiaro che ci sono culture diverse nei singoli paesi, diverse velocità e diversi orientamenti, certamente però la spinta europea è stata, in certi ambiti, determinante.

Oggi con il Trattato di Lisbona tali aspetti si stanno rafforzando grazie alla carta dei diritti fondamentali che, come sai, è stata inclusa nel Trattato stesso.

Spesso i cittadini sentono la distanza con le istituzioni comunitarie. Come credi possa essere maggiormente avvicinata ai cittadini l’attività delle istituzioni comunitarie ? 

Far capire meglio che l’Europa non è un bancomat e non è nemmeno politica estera. Se già riusciamo a far capire questo abbiamo realizzato un grande avvicinamento. Far capire cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stata l’Unione è far capire l’importanza dell’unione politica dell‘Europa. Alcune tematiche possono essere risolte solo con il sostegno europeo; al momento si sta lavorando sull’ immigrazione le cui politiche sono affidate agli Stati membri ma le cui indicazioni vengono affrontate e provengono dall’Europa.

A tuo parere quali sono i benefici più immediati  che l’Italia trae dall’essere uno dei 27 stati membri, per di più fondatore dell’Unione ? 

L’euro è uno degli elementi più importanti e poi rimanderei a tutto quello che dicevo, in relazione alle politiche che si affrontano. Fondamentale la modalità e la possibilità di confronto che l’Europa offre.

Quanto è distante Strasburgo/Bruxelles dalla Regione Lazio ?

In Regione Lazio abbiamo cercato di creare una regione più europea, oggi mi sembra di essere allo sfascio se guardiamo come è gestita la Regione Lazio. Io non ho visto una iniziativa che si rivolga a questo indebitamento crescente delle famiglie del Lazio. In Europa stiamo parlando del reddito minimo di inserimento e del microcredito, cosa che abbiamo iniziato ad affrontare anche nel Lazio nella giunta precedente, che è stata la  prima anche a parlare di indennità di disoccupazione. Mi chiedo, ad esempio, a che punto siamo con tutto ciò che è relativo a formazione e competenze. Purtroppo la cosa triste è che hanno cambiato tutti, anche i direttori bravi. Tutto è bloccato anche per la formazione professionale: sono stati tagliati molti fondi. Nel momento in cui altre regioni investono sulla formazione, nel Lazio è tutto fermo, e tutto questo visto dall’Europa. Per non parlare della sanità dove è stato tagliato praticamente tutto. Siamo molto oltre la razionalizzazione, verso la quale sono a favore, ma certamente in questo caso si è superato il limite.

Ci parli della novità del gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici (S&D)?

L’ASDE è un gruppo nuovo, con un nuovo patto statutario, che stiamo ancora definendo. Mette insieme l’esperienza social democratica e quella dei riformisti europei.

E’ nata con l’impegno dell’allora segretario del PD Franceschini e dell’on. Fassino.

Parlamentare, Europarlamentare, consigliere regionale e assessore regionale, ti candideresti a Presidente del XVI Municipio?

Vorrei tranquillizzare i monteverdini che sosterrò il candidato o la candidata che insieme decideremo.

Vorremmo avere da te un giudizio sull’operato di Bersani?

Io sono stata fra coloro che ha sostenuto Franceschini alle primarie ed oggi appartengo all’Area Democratica. L’ho scelto perché mi sembrava incarnare meglio l’idea di partito che sapesse essere espressione dal basso e sapesse meglio armonizzare diverse storie politiche culturali, che avesse la potenzialità di poter essere inclusivo per identità e provenienze diverse. Sono rimasta anche ora, dopo il documento di Veltroni, in Area Democratica.

Ritengo che la proposta di Bersani al momento è condivisibile, anche perché dobbiamo cercare di risolvere il periodo di crisi che stiamo attraversando che vede la lega come un macigno. Rimango comunque dell’ idea che non dobbiamo lasciare agli altri il centro ma cercare di essere più inclusivi possibili con l’obiettivo di realizzare in ogni caso una chiara sintesi politica proveniente da più identità.

Ora avremo il Congresso Romano. Cosa auspichi? Qual è il tuo giudizio sull’operato di Marco Miccoli?

Marco Miccoli ha avuto molto senso di servizio nell’assolvere la sua funzione verso tutti, ha saputo rimettere in piedi un minimo di organizzazione, ridare spazio al dibattito e alle organizzazioni; anche la festa dell’Unità ha rappresentato un momento di grande apertura. Ora credo che dobbiamo individuare insieme, sia a livello Regionale che Romano, delle possibili condivisioni, candidature che abbiano un volto ancora più alto e cioè, in altri termini, chi si candida a Roma deve essere una persona che deve essere vissuta da tutto il partito e anche all’esterno come una persona che si impegna a cambiare passo, una candidatura che sappia creare consenso anche in ambiti esterni al PD stesso. E’ importante che rappresenti ad esempio sia il mondo sociale che quello cattolico, non si può parlare con un solo sindacato, sappia far incrociare nuove generazioni e parlare anche a quelle categorie che non parlano più con noi, penso a mille realtà, non ultime anche quelle provenienti dal mondo cattolico.

Cosa significa rinnovamento della politica? Non abbiamo già una norma statutaria che prevede che dopo due mandati non ci si possa ricandidare per lo stesso posto?

Rinnovamento della politica significa che le regole diventino fatti.

Vuoi dire qualcosa agli iscritti di Donna Olimpia o a coloro che leggeranno l’intervista sul blog  che non ci siamo dette?

Dobbiamo guardare verso l’esterno anche a nuove realtà coinvolgendo molti mondi che altrove non trovano espressione continuando sulla strada che stiamo seguendo. Non guardare solo a noi e al nostro ombelico. So che non avviene a Donna Olimpia o che avviene certamente meno, ma so che in alcuni circoli succede che con i nuovi iscritti si hanno delle perplessità perché si pensa possano essere legati anche ad altre provenienze politiche: dovremmo cercare sempre di essere aperti ed inclusivi. Quindi continuiamo su questa strada. Un’ultima cosa: guardare anche di più alle esigenze del territorio, credo sia importante prendere in considerazione anche questo aspetto, essere il più inclusivi possibile. Non ultima ricordarci che tutti ci dobbiamo sentire cittadini alla pari dentro un partito.

Ines Caloisi

ROMA CAPITALE, LA SFIDA DEL PD AD ALEMANNO E LA BUONA POLITICA POSSIBILE. PARLA PAOLO MASINI, CONSIGLIERE COMUNALE.

La legge su Roma Capitale: tempi, modi, come e cosa sta diventando Roma?

I tempi dell’approvazione sono stati condizionati da quanto sta avvenendo a livello nazionale. In ogni caso si tratta di una svolta epocale che tutti da destra e da sinistra rivendicavamo e aspettavamo da anni; tutto però è andato troppo frettolosamente rispetto all’entità della sfida che avevamo davanti.

Credo che dobbiamo pensare anche che Roma non è solo la città nei suoi confini tradizionali,  ampliando la riflessione a tutti quei cittadini che pur non vivendo a Roma vi entrano tutti i giorni. L’esperienza di altre città Europee quali Parigi dovrebbe darci dei segnali chiari su come ripensare la città. La visione di questa giunta è invece molto limitata alla visione di Roma città.

Per quanto riguarda i Municipi sia Miccoli sia Bellini, che abbiamo precedentemente intervistato, ci hanno parlato di una tendenza di Alemanno a voler centralizzare a livello dipartimentale le attività dei municipi, di fatto, indebolendoli. Stai avendo anche tu la stessa impressione ?

Io sono stato consigliere nel Municipio XVI per 13 anni e sono stati anni affascinanti e ricchi. Credo debba essere un’esperienza obbligata se vuoi fare un percorso politico comunale. Come mi dice sempre Walter Tocci, “ mi accorgo sempre di coloro che hanno fatto attività concreta in consiglio comunale rispetto a chi è stato catapultato lì senza un percorso precedente”. E’ una palestra meravigliosa specie in quartieri come Monteverde dove sono nato, cresciuto e dove conto di rimanere.

Comunque sì, ti confermo che è vero che si tende ad indebolire i Municipi. Io ricordo, per fare il primo esempio che mi viene in mente, che sulla cultura i municipi avevano tra i 100 e i 120 mila euro da investire, mentre adesso ne hanno soltanto 15-20; la cosa allucinante è che noi ci inventammo un bando a livello centrale di tipo culturale, proprio per migliorare la situazione, bando che era di circa 60 mila euro, ora ci troviamo che quel bando esiste ancora ma il Municipio può decidere solo come investire 20 di questi 60 mila euro perché il resto rimane all’amministrazione centrale.

Questo è un po’ il simbolo di quanto sta avvenendo, abbiamo assistito alle proteste dei consiglieri, amministratori e Presidenti dei municipi che si trovano tutti i giorni a trattare questioni varie con i cittadini. Per questo penso che sia importante che si realizzi un reale decentramento, di questa mancata realizzazione  non possiamo che attribuire la responsabilità ad Alemanno e alla sua giunta.

Abbiamo ad esempio letto della riduzione da 19 a 15 municipi. Nel caso di questa riduzione, primo ci chiediamo se ci sono delle motivazioni per giustificarla e poi come verranno scelti i Presidenti dei Municipi.

La motivazione è che il numero varia negli anni rispetto ai confini e a varie situazioni. In quest’ultima fase credo ci sia l’esigenza di contingentare in qualche maniera anche i costi. Può anche essere una buona idea pensare di creare un’omogeneizzazione migliore per numero di abitanti.

Dobbiamo ricordare sempre che il XVI° Municipio sarebbe il 26° comune d’Italia se messo in fila con gli altri Comuni. Vorrei anziché pensare ad equilibrismi, per una questione di bacino elettorale, fare delle cose utili per la città, per i cittadini: è questo ciò che deve fare la politica.

Come deve essere scelto il Presidente? Per me è scontato: io vengo dalle Primarie, considero ancora valido il discorso del Lingotto perché innovativo per l’Italia, capace di portare il Paese a fare un cambio di passo, uscendo da una transizione ormai infinita.

Tra l’altro io faccio politica casualmente: il PDS nel 1993 fece le primarie ed io fui eletto, vengo dal mondo del volontariato, mi sono iscritto al PCI dopo la morte di Enrico Berlinguer con l’idea di onorare quella figura meravigliosa che univa etica e politica, aspetto su cui dobbiamo lavorare oggi tantissimo.

Quindi direi attraverso le primarie e tornando al meccanismo dei collegi, permettendo  al popolo di scegliere: si scelga tra quei candidati che si vorranno proporre e in base a qualità umane, politiche e soprattutto etiche.

Torniamo alla tua attuale attività: le battaglie sulla scuola (dal nido all’Università). Oltre a fermare le scellerate iniziative della Marsilio (e non è poco), per te che sei Vice Presidente della Commissione scuola del Comune, cosa manca e cosa dovremo subito fare per ridare fiato alla scuola pubblica?

Io credo che Francesca Puglisi, responsabile scuola della Segreteria Bersani stia facendo un ottimo lavoro, tra l’altro con lei stiamo facendo diverse iniziative che stanno avendo un grande successo, oltre che mediatico anche pratico.

Abbiamo fatto negli anni buone proposte e in altri siamo stati un po’ “timidi”;  io credo che l’autonomia scolastica sia stata una buona proposta. Soprattutto vedo che l’Italia stia decenni indietro rispetto ad altri paesi europei, mentre Obama investe in scuola, formazione, ricerca, in Germania si reinveste negli stessi settori, noi li decurtiamo. Il problema dei tagli alla scuola è gravissimo, è la cosa più pesante che poteva succedere al nostro paese.

La riforma Gelmini va in questa direzione, purtroppo a costruire ci vuole tanto a distruggere ci vuole poco, ci vorranno degli anni per ricostruire il disastro che ci sta determinando.

I genitori, le famiglie e la partecipazione alla vita della scuola che diminuisce sempre più, lo dimostrano le elezioni degli OOCC (Organi Collegiali). E’ una brutta deriva che bisogna arginare, magari cambiando la Governance della scuola, oppure è il naturale evolvere della società che delega sempre di più e ci rimane solo prenderne atto?

E’ vero che esiste una crisi rispetto alla partecipazione. Ma il berlusconismo purtroppo è così, fanno più 20 secondi di un telegiornale impostato  come stiamo vedendo con Rai Uno e Minzolini o il drammatico Emilio Fede per mettere nella testa idee spesso non corrispondenti al vero. Quindi il berlusconismo, nascendo in questo modo, si impadronisce anche della scuola.

Io credo che i genitori debbano vigilare, non credo ci sia niente di più prezioso del futuro del proprio figlio, debbano stare dentro gli organi collegiali e fare in modo che i fondi volontari che vengono dati dai genitori alle scuole, che nascono proprio per fare delle iniziative extracurriculari per integrare le attività della scuola,  vengano utilizzati per i fini  preposti.

Credo che il PD quindi, nell’ambito della scuola stia facendo  un grande lavoro, al di là delle contestazioni temporanee poi la gente si accorge, e questo si vede, che alla lunga la linea presa dal Partito Democratico è quella giusta.

Mi ha fatto piacere che in un mio ultimo intervento mi hanno fermato molti genitori e molti insegnanti, specie nella scuola per il lavoro che stiamo facendo.

Ci sono state situazioni in cui avete trovato dei punti di incontro con la Giunta Alemanno? Se sì, quali? Ci sono proposte iniziative che come consigliere del Pd hai potuto proporre e che sono state approvate? Abbiamo letto di tue iniziative sull’omofobia.

Con questa amministrazione è difficile, veramente difficile fare cose bipartisan; io ci lavoro spesso ma non sempre riuscendoci. Questa amministrazione ha iniziato con un grande furore ideologico, pensando che chissà cosa avessero fatto coloro che c’erano stati prima di loro. Pian piano il lavoro che stanno facendo li rende consapevoli che le amministrazioni precedenti ben facevano, specie in una città difficile come Roma.

Il mio lavoro in Consiglio Comunale è di protesta e di proposta. Tra le delibere di proposta ce ne è una, che è forse la più significativa, che andrà in aula tra pochi giorni ed è relativa alla questione degli anni di piombo.

Credo che Walter Veltroni abbia avuto un coraggio enorme, quando era Sindaco, cominciando a  parlare con i familiari dei fratelli Mattei del rogo di Primavalle, della questione di Paolo Di Nella, i morti più lontani a noi. Io credo che sia il modo più giusto di affrontare quell’argomento.

Alemanno, sin dal suo primo intervento ha cominciato a  parlare di Via Almirante, di Acca Larentia, creando un clima non favorevole.

Io personalmente ho fatto un emendamento chiedendo di dare dei fondi comunali all’Associazione dei Fratelli Mattei, è stato realizzato anche un video che sta girando anche nei circoli PD, non ultimo quello di Primavalle.

E’ importante riparlare quindi delle cose in maniera coraggiosa. Questo è un servigio che va fatto alla città.

L’iniziativa sull’omofobia, mozione credo ben fatta, che parte da quanto avviene in Europa, è una delle cose normali che sembrano straordinarie nel contesto Italiano. Purtroppo sono poi stati bocciati i miei emendamenti che prevedevano una attività nelle scuole, peccato, perché Alemanno non fa un lavoro sul prevenire ma più sul punire le cose che non vanno e così, è chiaro, che non si fa un servizio né ai cittadini né conseguentemente alla città.

Nonostante l’impegno però rimane la difficoltà di aprirsi alla diversità. Come vediamo i problemi continuano. La politica dovrebbe dare l’esempio. Ho fatto anche una delibera sul punto jogging per i podisti di Villa Pamphilj e poi quella per i donatori organi per scrivere nella carta di identità se si vuole o meno donare gli organi.

Ce ne sono altre, ne ho elencate solo alcune, proprio perché credo che il ruolo di un partito riformista debba essere un partito di protesta ma anche di proposta.

Perché il PD non pensa di proporre un’iniziativa ancora più chiara sulla diversità come valore aggiunto? Ormai i bambini asiatici nati in Italia parlano Romano.

Ne abbiamo fatte varie, forse si potrebbe pensare di farne una così specifica, attraverso un emendamento stiamo realizzando un lavoro che ci dice che le classi dove ci sono bambini stranieri, provenienti da altre realtà culturali, in quelle classi i bambini apprendono di più, anche i nostri bambini. Aspetti di diversità che diventano punti di condivisione.

Proprio per questo quel tetto del 30% imposto dalla Gelmini è stato gravissimo. Ringrazio fortemente Touadi, Andrea Sarubbi, Roberto Di Giovan Paolo, Claudio Cecchini, tutti coloro che hanno voluto organizzare insieme a me davanti al teatro Argentina questa iniziativa dove Touadi era pitturato di bianco, io di nero e davamo volantini contro il 30%.

E’ servita a dare una scrollata a quell’idea folle.

In merito alle iniziative culturali, invece, confrontiamo Giunta Alemanno e Giunta Veltroni: al di là delle risorse a disposizione, in cosa si caratterizzano e in cosa si differenziano?

E’ fondamentale la differenza, forse è tutta lì. Ci hanno detto che noi pensavamo solo ai lustrini e alle paillettes e non alle buche e alla sicurezza.

Ora ci troviamo che è completamente saltata quella comunità solidale che avevamo costruito soprattutto in periferia e la città è più insicura.

Basti pensare ai teatri di cintura realizzata a Ostia, al Quarticciolo, a Tor Bella Monaca e non ai Parioli e tutto questo non a caso, crediamo che i luoghi vadano occupati con la cultura non con i militari con il mitra come hanno fatto “questi signori” per alcuni mesi.

Voglio ricordare che la Notte Bianca, portava soldi a Roma, non li toglieva, c’era il contributo della ConfCommercio, c’era un gettito d’IVA enorme per lo Stato, venivano da tutta Europa milioni di persone che vivevano con tranquillità la città, altro che militari per strada !

Vorrei ricordare ancora cha abbiamo passato una Notte Bianca con un black out che ha bloccato l’Italia, poteva succedere di tutto, non è accaduto nulla e mi viene spesso da pensare a cosa farebbero in questa giunta con una Notte Bianca … girerebbero con i mitra.

Non è avvenuto nulla perché c’era un clima di città, dal Campidoglio arrivavano segnali di unità e solidarietà, grazie a tante piccole iniziative che mantenevano la città con un collante e la cultura era l’elemento centrale fondamentale.

Ora l’estate Romana è scaduta, l’estate scorsa non c’erano iniziative culturali se non quelle degli amici degli amici, solo bar e ristoranti, bastava andare in giro per Roma, si sono fatte iniziative contro il bullismo con Gigi D’Alessio, che ricordo essere attivo proprio nell’esatto contrario, i concerti dell’8 Marzo, giorno della donna, con Franco Califano, non capisco più quale sia l’esempio che dà la pubblica amministrazione.

La politica è questo: scegliere dove investire, dove mettere i soldi. Noi li mettevamo nella cultura, loro no. Regalano fondi all’Amministratore  Delegato di turno o a trattative private per lavori pubblici e così via … mi sembra abbastanza.

Passiamo all’elezione del segretario Regionale del PD Lazio: secondo te come si esce dalla situazione di impasse che stiamo attraversando ?

Innanzitutto voglio dire una cosa, a volte questo partito non si rende conto di quello che succede attorno a sé. Stiamo vivendo una crisi politica, economica sociale, uno dei momenti di aridità più grandi dal punto di vista umano e culturale e noi pensiamo sempre a pensare ad altro o ad invertire le priorità.

Credo che una volta per tutte questo partito deve lasciar da parte il correntismo e vedere il valore concreto delle persone, il valore reale delle persone. Quando si segue una logica correntista si fa un danno al servizio che si è chiamati  a svolgere e al partito.

Trovo grave che dopo aver fatto le primarie, aver chiesto al popolo di scegliere i suoi rappresentanti ci si trovi in questa situazione.

Troppe alchimie sono state fatte, ci vuole più coraggio, scegliere senza paura, basta l’esempio di Obama, lasciare da parte gli alambicchi da piccolo chimico e pensare ai problemi reali della gente e al merito concreto delle persone.

Non chiedere con chi stai ma cosa vuoi fare perché questo la politica dovrebbe fare, risolvere i problemi della gente e lasciare il mondo migliore di quello che si è trovato.

Recentemente è stato nominato Vannino Chiti Commissario, io avrei preferito che si fosse arrivato ad una scelta che non fosse un commissariamento, comunque sono contento che sia stato chiamato lui perché è una delle belle persone del partito democratico a cui ho fatto gli auguri anche personalmente.

Congresso Romano e candidatura Marco Miccoli. Un tuo commento.

Congresso Romano: si esca dagli schieramenti, si smettano le guerre per bande e si premi il merito, rimettere al centro il fattore etico. La politica deve avere un rapporto forte con i poteri sani e un rapporto sano con i poteri forti. Quando questo meccanismo si inverte c’è qualcosa che non va. Io credo che il PD debba partire da questo, c’è stato uno stallo, anzichè risolvere i problemi della gente, per fare politica ci vuole umiltà, azione e coraggio. Purtroppo, invece di fare questo si è teso ad occupare posti qua e là. Io credo che la politica sia un’altra cosa, io ho cominciato a far politica avendo altri punti di riferimento, se si fa questo, il partito può andare avanti e credo che il lavoro fatto da Marco Miccoli, sia stato, anche in considerazione di come si trovava il partito Romano, enorme, coraggioso.

Vedremo cosa succederà, mi auguro comunque che si scelgano persone libere che abbiano a cuore un sano concetto di politica e abbiano a cuore il bene comune.

Se non privilegiamo questo tipo di politica la vedo male sia per il partito che per il paese.

 Ma …esiste la buona politica ?

Si esiste, bisogna solo farla diventare maggioranza. Pensiamo ad Obama, alla splendida esperienza di Nichi Vendola in Puglia, laddove qualcuno pensava di portare un proprio pupillo in un’area dove c’è qualcuno che ha ben governato. Solo che gli venga in mente, credo sia una cosa gravissima. Non dimentichiamo che sono andate a votare in Puglia anche persone che di solito non si avvicinano alla politica, le persone se vedono che sei una persona onesta vanno a votare, la gente non è contro la politica ma contro la brutta politica.

Se si imposta la politica in modo sano, il mondo cambia, ricordo che il Partito Democratico era nato per questo.

Ora qualche domanda strettamente legata al PD. Sentiamo molto parlare di rinnovamento della politica: cosa significa per te rinnovare la politica? Ad esempio Bersani e il Nuovo Ulivo? Abbiamo letto anche dell’apertura alla nuova compagine di Gianfranco Fini : le tue impressioni? E’ anche questo rinnovare la politica ?

Rinnovare la politica non è assolutamente una questione generazionale. Conosco trentenni nel mio partito che non hanno nulla di cui essere invidiati, faccio sempre l’esempio di Massimo Rendina nel mio partito, 90 anni, con una mente così giovanile da fare impressione.

E’ una questione di mentalità e di approccio. Serve un approccio nuovo, gli strumenti che abbiamo sono vecchi per la politica e, come ci ricorda De Gregori, per fortuna poi “ la gente sa benissimo dove andare”. Non abbocca più a giochi brutti. Il rinnovamento va fatto partendo dagli amministratori locali che non si ritraggono dal rapporto con i cittadini, il fatto che ci siano amministratori anche nel PD che non rispondono al telefono o che non ricevono i cittadini, credo sia una cosa gravissima.

Chi fa politica non può ritrarsi dall’ascolto e dall’umiltà nel farla, io credo che la politica sia questo. Si può benissimo cambiare lavoro se non ci si pone con il giusto approccio se si è chiamati ad un servizio come quello di fare politica.

Io ho creduto alla grande scommessa del partito democratico e quegli stessi valori al suo interno dovrebbero aiutarci ad uscire da quella transizione che abbiamo nominato più volte.

E’ chiaro che in una fase in cui si attraversa un problema democratico come questa fase, in cui abbiamo il governo Berlusconi, che una sorta di comitato di liberazione nazionale è sempre auspicabile ma, detto questo, mi auguro che il PD torni ad una vocazione maggioritaria.

Hai tu una ricetta generale per uscire dalla situazione politica del PD che stiamo attraversando, in altri termini come possiamo riconquistare quella forza che ci permetterà ad esempio di ritornare a guidare il comune di Roma o di ritrovare il consenso nazionale ?

Umiltà, esempio, passione, valori, coraggio. Come dicevo prima. Le persone vedono nel concreto quello che fa un amministratore locale. Credo ci sia un abuso di facebook, a volte si crede che scrivere una nota su face book che basti per fare politica.

Io credo e la vicenda del circolo di Donna Olimpia ce lo dimostra, che politica sia  avere un rapporto concreto con le persone. Quando questo partito, a volte ti toglie le forze, da Donna Olimpia riesco a ritrovare la voglia di andare avanti con l’idea di politica che io ho in mente, Donna Olimpia ti ridà sempre una boccata di ossigeno. Io credo che questa esperienza di Donna Olimpia possa e debba essere esportata in altre parti di Roma: a Donna Olimpia non ci si ricorda più da dove vieni e quale mozione hai votato.

Donna Olimpia è la dimostrazione che se si fanno le iniziative non per fare il piacere al capo-cordata di turno ma per risolvere i problemi alla gente, le persone vengono e lo vediamo ogni qualvolta si organizza un’iniziativa.

Parliamo di specifiche politiche del PD. Attualmente stiamo attraversando una forte  crisi economica e sociale senza precedenti, quali politiche specifiche consiglieresti al PD per ripartire ? Sappiamo ad esempio del tuo sostegno alle politiche europee, cooperazione e rispetto diritti umani. Solo per fare degli esempi.

Il rispetto dei diritti umani e civili sono la prima cosa, poi parliamo di tutto il resto. E’ l’ a b c della democrazia. I temi del lavoro, soprattutto per i cinquantenni che perdono il lavoro. Noi tutti che facciamo gli amministratori siamo raggiunti da cinquantenni con figli che perdono il lavoro e non sanno come portare avanti una famiglia. L’equità sociale perché poi parte tutto da lì, se aumentiamo lo scalino sociale, se i parlamentari, ad esempio,  prendono soldi  “esagerati” a fronte dei soldi che prendono gli operai, se non rimettiamo mano seriamente alla questione etica a partire dalle risorse, allo sviluppo sostenibile come possiamo pensare di ricreare un benessere sociale? Ma mi chiedo cosa altro ci deve dire il mondo ? Il vulcano e le ceneri che ci tengono bloccati, il petrolio che sta distruggendo i mari, gli animali, che altro ci deve dire la natura per capire che dobbiamo cambiare passo ?

Io per questo ho una proposta, lo farò a partire da Donna Olimpia, io credo che essere iscritto al Partito Democratico non è come essere iscritto a un club, se uno si iscrive al PD, al partito come lo penso io, deve dare l’esempio, nella vita ed in ogni piccola azione si fa politica, all’interno di Donna Olimpia mi auguro si cominci a lavorare sull’impronta ecologica.

Che cos’è l’impronta ecologica  soprattutto quanto incide una nostra azione quale ad esempio lo smaltimento dei rifiuti, il consumo di acqua ? L’impronta ecologica è quella cosa che possiamo vedere a distanza di tempo, che un iscritto può impegnarsi a fare, è una responsabilità sull’ambiente.

Lo proporrò anche al Pd Roma e spero verrà proposto anche a livello nazionale, è l’esempio, perché da lì sempre si parte, e credo si debba e possa fare.

Io faccio politica perché voglio cambiare il mondo altrimenti un mio lavoro ce l’ho, alla mia famiglia, meravigliosa, tolgo molto tempo per fare politica ma credo in quello che faccio, credo nella possibilità di una politica sana.

E delle Primarie? Vendola , nuove elezioni… che dici ?

Io mi auguro che nelle scelte non prevalga la fedeltà del capo-bastone rispetto al merito, come troppo spesso accade. Le primarie sono uno strumento per uscire da quel meccanismo perverso. Io, laddove sia possibile, ricorrerei sempre alle primarie.

Ho apprezzato il coraggio di Granata, Fini, spero dietro non si nasconda altro ma conosco il lavoro di Fabio Granata sulla lotta alla criminalità e il lavoro fatto con Roberto Di Giovan Paolo, Andrea Sarubbi sui temi dell’immigrazione. Quindi credo che anche questo sia un segnale positivo.

Mi auguro comunque ci siano i modi per cambiare la legge elettorale, è semplicemente allucinante che le segreterie di partito possano decidere chi mettere in lista, mi auguro si torni ai collegi e si facciano le primarie laddove possibile.

Vendola ha governato e sta governando bene, coniuga tra l’altro due temi: cattolico e omosessuale e credo possa essere un elemento importante che potrebbe riuscire a generare un nuovo approccio su questi temi.

Come vedi un nuovo attivo, ufficiale rientro di Walter Veltroni  in politica ? abbiamo letto la sua lettera al Corriere lo scorso 24 agosto.

Io, se mi sono appassionato in questa maniera alla bella politica è stato per Enrico Berlinguer e poi per Walter Veltroni. La sua esperienza da Sindaco è stato un esempio quotidiano, 365 giorni l’anno dimostrando cosa sia la politica come servizio.

Io credo che sia sicuramente una risorsa il ritorno e la presenza di Walter Veltroni in politica in modo attivo, è una cosa che vedo bene non solo per il PD ma per il paese.

Di lui ho apprezzato molto la sua coraggiosa scelta di dimettersi perché non c’erano più le condizioni. Ricordo la manifestazione del Circo Massimo e, visto che è una intervista per Donna Olimpia, voglio ricordare che io fui il coordinatore regionale e Achille Passoni il coordinatore nazionale della grande manifestazione del Circo Massimo: due iscritti al circolo di Donna Olimpia.

Credo che dopo quella magnifica giornata ci sia voluto un grande coraggio per dimettersi perché non c’erano più le condizioni per andare avanti e dopo cosa ha pensato di fare ?

Ha deciso, sempre con coraggio, di far parte della Commissione Antimafia, ha concluso la sua campagna elettorale a Fondi, non a caso, e sta nel concreto su un tema sul quale a volte anche il PD ha nicchiato troppo. Se pensiamo alle grandi iniziative fatte anche con Donna Olimpia con Zingaretti, Nicola La Torre e lo stesso Walter Veltroni sui temi confiscati alla mafia. Io lavoro molto su questi temi anche con Don Ciotti e onestamente avrei gradito un impegno del PD maggiore in alcuni casi.

La lettera sul Corriere della Sera io l’ho trovata positiva nei contenuti, quello che vorrei evitare è che ci mettessimo a parlare con le lettere sui giornali.

Io credo che esistano dei congressi, dei luoghi in cui parlare ma una volta che la decisione si è presa, la decisione è quella e il partito deve essere unito. Mi auguro quindi che lo stesso Pierluigi Bersani non subisca, come disse lo stesso Walter Veltroni “i trattamenti che ha subito lui” per il bene del Partito Democratico.

Per chiudere : cosa rappresenta per te Donna Olimpia e, aggiungo, il Municipio XVI dove sei stato a lungo consigliere?

Donna Olimpia, come dicevo prima, rappresenta un presidio di libertà, non so come dire. Rappresenta il Partito Democratico che ho in mente. Donna Olimpia è così ora non per caso, perché sono state fatte delle scelte, perché si è lasciata la giusta libertà a chi si è lanciato nell’avventura, se penso anche allo splendido rapporto e i tanti insegnamenti che sono arrivati dall’allora mondo dei popolari, da Silvia Costa a Roberto Di Giovan Paolo, persone che venivano da altre storie. Questo dimostra come persone  provenienti da partiti della tradizione sia comunista sia cattolica siano riuscite a convivere serenamente, persone che con percorsi diversi in generale sono riuscite a trovare accoglienza ed ascolto a Donna Olimpia e di più anche gente che non si era mai avvicinata alla politica. Persone, tutte, con storie diverse ma obiettivi comuni, ragione fondamentale per cui è nato il Partito Democratico.

La gente si stupisce che tu che sei consigliere comunale, magari vai a portare le salsiccie alla Festa dell’Unità. Ecco sì, la gente non deve sorprendersi perché questo è il modo di far parte di un grande partito, questo è anche  lo spirito che ritroviamo a far parte di un circolo come quello di Donna Olimpia. Non dimentichiamo che Giorgio Napolitano, pochi anni fa serviva alla festa dell’Unità.

Il nostro circolo è meraviglioso perché incontri da  Miriam Mafai a Lucilla Galeazzi che ha vinto il Premio Tenco, Achille Passoni e molti che hanno fatto la storia del Partito e della città, l’humus migliore per creare un grande partito. L’incontro delle persone migliori: questo Donna Olimpia rappresenta.

Vorrei anche ricordare che il circolo ospita il comitato di quartiere “Cara Donna Olimpia” che lo rende di fatto un punto di riferimento della legalità dopo i fatti degli anni passati.

C’è qualcosa che vuoi aggiungere per informare i lettori del nostro blog iscritti e non al circolo Donna Olimpia ?

Se vogliono possono iscriversi alla mia newsletter che invio ogni mese, e parla delle mie iniziative per migliorare Roma, si chiama “un’altra idea di città”, il sito è www.paolomasini.net . Spesso sono presenti proprio iniziative legate a questo Municipio e al quartiere di Monteverde.

Poi può essere interessante far sapere agli iscritti di una collana legata a questo territorio di cui mi sono occupato e che è stata pubblicata, e di questo faccio un appello, per un libro che si chiama “liberi”: uno dei libri realizzati durante l’avventura di quegli anni in Municipio:  contiene le storie di resistenza avvenute in particolare a Donna Olimpia, la storia di quelle persone che hanno nascosto ebrei nei lavatoi. Non dimentichiamo che Donna Olimpia è quel circolo che un fine anno di tanti anni ospitò Pasolini ed Elsa Morante che festeggiarono insieme l’arrivo del Nuovo anno. Donna Olimpia è questa, che dire di più ?

Per tutte queste ragioni sulle pareti del circolo è bello e adeguato che ci siano i poster di Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.

Ines Caloisi

24 SETTEMBRE 2010

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ROMA CAPITALE, LA SFIDA DEL PD AD ALEMANNO E LA BUONA POLITICA POSSIBILE. PARLA PAOLO MASINI, CONSIGLIERE COMUNALE.

  • Con  la Festa dell’Unità chiudi l’esperienza di segretario pro-tempore per traghettare il partito oltre le regionali fino al congresso romano. Che esperienza è stata: che partito hai trovato e che partito lasci ?

E’ stata un’esperienza che, intanto, mi ha onorato. Dirigere la federazione più grande d’Italia del Partito Democratico per me è stato un onore. Il fatto, poi, di essere stato indicato dal Partito in modo unitario rafforza questa mia sensazione. Che partito ho trovato? Ho trovato sostanzialmente due partiti: il primo è il partito che vediamo alla Festa dell’Unità, quello dei circoli, dei volontari, dei militanti e anche degli eletti che hanno contribuito alla realizzazione della Festa più grande d’Italia (120 dibattiti in 34 giorni, tutti i leader nazionali presenti, tante presentazioni di libri, la presenza di tanti lavoratori ai nostri stand); il secondo è un partito chiuso in se stesso e dominato dai personalismi, quello degli eletti che non sentono il bisogno di un rapporto quotidiano, di condivisione, con il partito e con il territorio e sono ormai disabituati a stare dentro una organizzazione politica che per sua natura è essenzialmente collettiva. Ecco, ho trovato questi due partiti. Nonostante tutto però io penso che questa sia stata una delle esperienze più importanti e belle della mia vita.

  • La festa cittadina: quali sono i risultati ?

Un risultato straordinario, non immaginavamo ci sarebbe stata tutta questa gente. Straordinaria la partecipazione ai dibattiti, e straordinaria la presenza dei volontari, tanti, tantissimi, rispetto allo scorso anno abbiamo “rischiato” un ristorante gestito dai volontari in più e ce l’abbiamo fatta.  Ciò che poi colpisce di più è l’abbassamento dell’età media dei volontari, un fatto commovente quello dei giovani e dei giovanissimi che vengono a dare il loro contributo alla Festa e al Partito Democratico.

Il bilancio politico e organizzativo è straordinario e importante. Abbiamo dimostrato di essere un partito “con la schiena dritta”, una festa così grande riesce a farla solo un grande partito popolare; e poi la Festa l’abbiamo chiusa in attivo, in controtendenza rispetto agli ultimi due anni, specie in considerazione delle difficoltà economiche che stiamo vivendo: per risparmiare chiuderemo anche la sede di Via del Tritone.

  • Come sarà il prossimo congresso romano, quando inizierà e chi potrà votare?

Il congresso romano si dovrebbe svolgere entro la fine di ottobre. E’ un congresso che prevede l’elezione diretta del segretario cittadino e dei segretari di circolo da parte degli iscritti. Noi ci auguriamo che le scadenze siano rispettate anche in virtù di un fatto: abbiamo una crisi a livello regionale del partito, aperta dalle dimissioni di Alessandro Mazzoli. Abbiamo però necessità che vengano approvate le linee guida per lo svolgimento dei congressi, se non sbrogliamo la matassa regionale il rischio di un rinvio è concreto.

Il congresso romano mi auguro non sia solo una conta ma un congresso vero in cui si parla della città, dei problemi di Roma e dell’opposizione ad Alemanno. Mi auguro sia anche l’occasione per promuovere e mettere in campo un nuovo gruppo dirigente che sia promotore di un progetto 2013 per Roma, che emerga insomma una classe dirigente selezionata in base al merito, alla competenza, al saper fare. Basta con le correnti, le filiere amicali, le pacche sulle spalle.

  • Oltre al segretario romano si dovranno eleggere anche i segretari di circolo e quelli municipali: quali devono essere le caratteristiche dei candidati per rilanciare il partito nei territori? E nel nostro Municipio (Roma XVI)? Hai qualche consiglio da darci?

Il Municipio XVI ha da questo punto di vista un vantaggio, esprime tante personalità già conosciute ed esprime al contempo anche molti giovani. Credo che in quel municipio dobbiamo cogliere l’opportunità che il congresso ci offre di creare un giusto mix tra l’esperienza di tanti dirigenti consolidati e questo gruppo di giovani che va messo in campo, superando la logica delle divisioni che ci hanno fin qui accompagnato. Il consiglio che do è di metterli in campo liberandoli dalle nostre vecchie logiche perché i giovani che frequentano i circoli di Monteverde possono rappresentare davvero una risorsa fondamentale per il PD romano.

  • Che funzione deve avere in una città come Roma il segretario di un grande partito come il PD?  Quale percorso immagini per rilanciare il PD romano e tornare a vincere nel 2013 ?

La caratteristica principale di un segretario cittadino in questa fase così delicata dovrebbe essere la capacità di mettersi a disposizione, di ascoltare. Poi dovrebbe essere un segretario capace di rappresentare non solo un punto di riferimento per il PD ma anche di alcune realtà romane che forse abbiamo dimenticato. Un segretario che capisca che bisogna andare molto in periferia, che sia pronto ad un lavoro di presenza “fisica” notevole, che sappia farsi capire dai ceti popolari di Roma. Sia la DC che il PCI avevano questa grande capacità di parlare all’intellighenzia, agli intellettuali ma anche a quei ceti popolari che ultimamente abbiamo un po’ trascurato. Un’altra caratteristica dovrebbe essere la capacità di affrontare i problemi del mondo del lavoro o meglio dei lavori, di parlare ai lavoratori dipendenti, al lavoro pubblico, che a Roma è importante, ma anche al popolo delle partite IVA, del piccolo commercio e naturalmente anche a quegli imprenditori sani che dimostrano di capire che l’interesse collettivo viene prima di quello personale.

  • Dopo un’esperienza come la tua cosa rimane e quali sono le sfide del prossimo futuro? Quali sono i problemi più urgenti da affrontare per il PD romano, quale la prima cosa di cui dovrebbe occuparsi il nuovo segretario?

Primo di tutto, abbiamo dei problemi di finanziamento e di costi da ottimizzare. A Roma serve un regolamento finanziario chiaro e rispettato, che imponga agli eletti ad esempio di versare al partito un contributo proporzionato alla loro retribuzione e dia a una federazione che opera su un territorio molto vasto come quella romana la possibilità funzionare. Quindi il problema più urgente è rimettere in piedi il partito a livello finanziario. Dopo di che bisogna capire come si sta dentro un’organizzazione, e questo vale per tutti i livelli elettivi. E’ fondamentale migliorare l’interlocuzione tra gli eletti e i circoli, che sono la base del partito. Io penso che i dirigenti di un partito sono anche gli eletti, che gli eletti vanno rispettati ma devono, a loro volta, rispettare tutti i dirigenti fino al segretario del circolo più piccolo: solo questa solidarietà e questo reciproco rispetto creano un partito ed una possibile azione collettiva. Bisogna poi intervenire sul piano organizzativo, rendersi conto che è importante, a livello romano, coinvolgere e credere nei coordinamenti municipali: dobbiamo eleggere i coordinamenti municipali e renderci conto una volta per tutte che servono ai municipi di Roma, al coordinatore municipale e a tutto il partito romano.

  • Rapporti tra partito Gruppo comunale e Municipi: come si rilancia la sfida ad Alemanno?

Il tema che vedo io è che noi dobbiamo ristabilire un metodo. Esistono delle commissioni: urbanistica, scuola, cultura, etc.. Bene, dobbiamo rimettere in campo quelle, superando la tendenza a rivolgerci per qualunque cosa al consigliere amico: ricominciamo a chiedere risposte alle persone preposte rispettandone il mandato e le competenze, chiamiamo anche il nostro amico ma per il lavoro che svolge non solo perché è nostro amico. Questo ci aiuterebbe a mescolarci tra di noi, a non dare spazio alle filiere politiche, e ci permetterebbe di entrare più nel merito dei problemi.

Possiamo rinascere come Gruppo se riusciamo anche a fare una piccola rivoluzione culturale nella base del  partito, all’interno dei circoli che spesso si chiudono a riccio intorno al proprio punto di riferimento; io fortunatamente sono iscritto a un circolo che questo non lo fa, parlo di Donna Olimpia dove i dibattiti sono partecipati perché non abbiamo la presenza solo di alcuni referenti del partito ma c’è un pluralismo e quindi è possibile sviluppare un rapporto aperto e partecipato.

  • Radicamento popolare e profilo culturale sono obiettivi conciliabili?

Come no! Io credo che i partiti vadano modernizzati ma rimango affascinato da quel grande partito a cui ho aderito da ragazzino, quel partito che sapeva coniugare il rapporto tra intellettuali e popolo. Noi che siamo a Donna Olimpia non possiamo non ricordare il rapporto tra Pasolini e quelle zone popolari di Roma. Penso che noi possiamo modernizzare tutto ma non possiamo non fare i conti con la tradizione, che è anche quella degli intellettuali che lavorano per l’emancipazione delle donne, dei giovani. Poi credo sia importante valorizzare la memoria degli anziani, tornare a coniugare quella capacità di elaborazione culturale. Io credo che il PD debba riscoprire la sua storia, ovviamente aggiornando i temi, modernizzando il suo linguaggio. Nell’ultima Festa dell’Unità ho visto anche questo: sono tornati gli intellettuali – scrittori, poeti, musicisti, attori – nei dibattiti ho visto riaffacciarsi un mondo. Speriamo sia l’inizio di una inversione di tendenza.

  • I tavoli cittadini: ci dobbiamo aspettare la loro riproposizione anche nel 2013 oppure si lascerà che siano i Municipi a scegliere i candidati alla Presidenza sul territorio?

Io penso che quella esperienza sia superata perché è stata un fallimento: le fibrillazioni a cui oggi assistiamo all’interno dei Municipi, la dicono lunga sull’inefficacia di quel metodo. Dobbiamo tornare ai coordinamenti municipali, dobbiamo restituire forza ai municipi: quella esperienza non ha funzionato e dobbiamo ammetterlo se vogliamo voltare pagina e tornare a vincere.

  • Ricambio generazionale della classe dirigente: è una carenza del partito? E’ un falso problema?

Non è un falso problema, anzi. Da una parte abbiamo un gruppo dirigente che troppo spesso si arrocca nelle sue postazioni e non riesce a passare la mano; dall’altra vedo dei giovani che faticano ad emergere per vari motivi, non ultimo il fatto che molti di loro prendono esempio dal “vecchio” in termini negativi e mettono in difficoltà quei giovani sani che hanno passione e voglia di fare. Se si prende esempio dal “vecchio”, ci si convince che il partito sia una sorta di tram che ti deve portare da qualche parte, quando invece si dovrebbe iniziare  – come si diceva una volta – “dal secchio con la colla”: attaccando i manifesti, lavorando alla Festa, facendosi apprezzare con un intervenendo in assemblea, e così via. Se si lavora si va avanti. Io credo che quei giovani che capiscono che il percorso è questo hanno grandi possibilità, coloro che invece credono di poter arrivare a qualche postazione solo perché sono giovani sono deleteri come i vecchi che non vogliono lasciare la poltrona.

  • Cosa dice il partito romano su un tema importante per il nostro territorio come la futura destinazione dell’Ospedale Forlanini?

Noi abbiamo tentato di mettere in campo un percorso territoriale e credo che anche lì si torni ad un vecchio vizio. Quella decisione non può essere che una decisione compartecipata di tutto il nostro partito però lo si deve fare insieme ai cittadini, agli operatori, al Municipio XV, al Municipio XVI impegnando le forze del centrosinistra in un confronto con le forze del centrodestra ma soprattutto ascoltando cosa vogliono i cittadini e quali sono le esigenze di quel territorio. Possiamo mettere in campo straordinari progetti ma se non li condividiamo con coloro che poi ne beneficeranno resteranno lettera morta. Io penso che quell’area  potrebbe essere destinata a una sorta di società multi-servizi con un livello sanitario importante, in cui però trovino accoglienza anche alcuni spazi culturali e di socialità che il parco attorno al Forlanini potrebbe offrire ai cittadini. In questo mix di esigenze va trovata la soluzione,  poi i pesi e le misure li discutiamo.

  • Area metropolitana: cosa ci differenzia dall’idea di Alemanno?

Ci  differenzia l’idea di città. Alemanno ha la concezione di una città chiusa dentro il raccordo anulare, per certi versi dentro le mura Aureliane; ha un’idea di Roma Capitale stravagante, che non tiene conto dei 700.000 cittadini che ogni giorno entrano a Roma da oltre 100 comuni della provincia. Alemanno “trasferisce” i problemi di Roma portandoli altrove e quindi – per fare due esempi – i Rom si cacciano fuori dal GRA e i rifiuti si bruciano ad Albano. Per Alemanno poi il trasporto metropolitano si esaurisce dentro il raccordo e i problemi di Civitavecchia (il porto, il turismo) non ci riguardano. Sono concezioni sbagliate, io penso che noi dobbiamo ragionare in modo diverso, lo stiamo facendo ora nella città metropolitana che ingloba i 121 comuni intorno a Roma, tenendo presente che quelli sono cittadini romani che vivono gran parte della loro giornata a Roma. Penso ai Mondiali in Sudafrica, a Johannesburg hanno dimostrato che è allargando i confini della città, portando lo sviluppo “fuori” che si lavora al futuro dei cittadini emarginati in agglomerati fatiscenti: vale per Johannesburg ma vale anche per Parigi e deve valere anche per Roma.

  • Accorpamenti dei Municipi: si va verso un vero decentramento o è l’ennesimo specchietto per le allodole di Alemanno?

Questa è una bella domanda, io non credo che Alemanno, e possiamo dirlo anche in funzione del bilancio che ha presentato, voglia concedere un vero decentramento ai Municipi, purtroppo credo si vada ad un’ennesima scelta in controtendenza con il recente passato. Non si può governare un Municipio di Roma grande quanto una città del Nord imponendo scelte “centraliste” ma ho paura che Alemanno abbia questa idea della città e quindi la battaglia che dobbiamo fare è quella di creare dei comuni metropolitani di Roma Capitale e devolvere molte risorse, molta agibilità ed autonomia ai Municipi su molti temi quali l’urbanistica, il sociale, la manutenzione, i servizi. Dobbiamo far sì che i cittadini trovino un Municipio, che è il loro ente più prossimo, in grado di risolvergli i problemi. Purtroppo Alemanno ha un’altra idea che è quella di farci tornare alle delegazioni, carte di identità e certificati di nascita, il resto a lui non interessa.

  • Come si risolve la questione di genere nel rapporto tra candidature ed elezioni effettive?

Sai noi abbiamo davanti agli occhi questo brutto episodio del gruppo  regionale senza donne elette. Io credo che dobbiamo fare delle leggi che garantiscano una presenza di donne elette, che non è un’esigenza dettata solo dal rispetto per le donne ma è un’esigenza reale del Partito Democratico. Io ho visto anche in questa Festa e nella mia esperienza di coordinatore romano, che ci sono molte donne capaci, molto migliori di tanti uomini, premiati a volte anche nella loro incapacità. Per difendere questa scelta dobbiamo tornare a leggi elettorali e meccanismi nel partito che lo consentano. Quando c’erano i collegi uninominali questo era possibile.

  • Quote rosa si o no ?

La quota non mi convince, le quote rosa vanno bene se il criterio è il metodo e la competenza, se non c’è quel criterio a monte, le quote diventano l’ennesimo spettacolino di premiazione, di fedeltà e quindi non servono alle donne, anzi, se mi consenti, a volte le donne sono state danneggiate proprio dalle quote rosa.

  • Cosa pensi circa la sovrapposizione delle cariche nel partito e nelle istituzioni?

Applicare la matematica alla politica a me non piace molto. Ci sono delle cariche tipo quella di Assessore che certo non può sovrapporsi a quella di consigliere regionale, ma non è sempre così. Sicuramente una serie di paletti vanno messi. Non avremmo potuto eleggere Bersani segretario nazionale, così come prima di lui Veltroni, se fosse stato così.  Nella sostanza credo che dobbiamo evitare i conflitti di interesse e poi ragionare con equilibrio  rispettand le istituzioni nelle quali siamo stati eletti. Ad esempio, io non credo di essere mai mancato ad un consiglio provinciale o di aver mai saltato importanti riunioni di commissione, durante questa mia esperienza di coordinatore romano.

Un parlamentare non può fare il segretario regionale in una regione distante da Roma per un discorso anche logistico. Insomma io credo che alcune cose dipendano anche da noi e dal nostro senso di responsabilità sebbene mi renda conto, come ti dicevo,  che dei paletti vadano messi.  Applicare però la matematica alla politica non è per me il criterio giusto. Mi sembra cmq che il regolamento nazionale così com’è anche per le elezioni di coordinatori di circolo funzioni. Sono d’accordo con quell’impostazione.

  • Come ci si dovrebbe comportare circa l’annoso problema del finanziamento dei circoli?

Noi abbiamo dei circoli che sono in locali ex DS e non pagano nulla, altri in locali Ater che pagano poco e altri che invece pagano tantissimo perché sono in strutture private: difficile generalizzare. Ci sono circoli dove la quota versata dagli iscritti è più alta, altri in cui è più bassa; circoli in cui sono iscritti molti eletti, circoli in cui ce ne sono pochi o addirittura nessuno. Forse va capito il grado di solidarietà che possiamo mettere in campo e credo che il regolamento debba tener conto della possibilità che un circolo di periferia sia aiutato dalla Federazione.

  • Cosa pensi del contributo finanziario al partito da parte degli eletti?

Penso che sia doveroso. Si è eletti perché c’è un simbolo alle tue spalle, mi fa ridere quel consigliere regionale che sbandiera le sue preferenze. In un partito che prende l’1% non sono sufficienti 15.000 preferenze per essere eletto, puoi essere eletto solo se hai dietro un partito che prende il 27% a livello nazionale. Questo significa che senza quel simbolo, quel partito e il lavoro di tanti non puoi essere eletto.

Per queste ragioni il contributo è doveroso, tutti noi eletti viviamo meglio per merito del partito e delle elezioni. In questo senso dovrebbero essere anche rigide le regole per chi non ottempera al contributo. Primo fra tutto nella prossima ineleggibilità, chi non versa non può essere ricandidato. E poi credo che quando manca molto alle elezioni, dopo il primo anno di consiliatura, si chiede conto a chi non ha versato, dopo di che si decade da Consigliere del PD.

Io sono molto rigido perché credo che l’esempio debba venire da chi utilizza il simbolo per essere eletto.

  • Per finire: sei soddisfatto dell’esperienza di segretario pro-tempore, senti vicina  la responsabilità di essere il prossimo segretario Romano ?

La mia storia è sempre stata uguale sia nel sindacato che nel partito. Io non mi sono mai candidato da solo: prima il sindacato, poi il partito mi hanno sempre chiesto di candidarmi. Io ho iniziato un lavoro, mi rendo conto anche importante e devo dire che ho ricevuto molto riconoscimento per il lavoro che ho svolto e con me tutto l’Esecutivo. Ho anche ricevuto molta solidarietà e molta amicizia e questo mi fa certamente molto piacere.

Sono a disposizione di quell’idea di partito che dicevo all’inizio, quella di chi nei circoli, alla Festa dell’Unità si è messo a disposizione: io sono a disposizione di quella parte di partito. Non chiederò ai capi-corrente o ai capi-bastone di candidarmi, non l’ho mai fatto e non lo farò. Se si sceglierà di continuare questa esperienza lo farò ascoltando quelli che per primi mi sono stati accanto a cominciare dal mio circolo. Sì, dal mio circolo, perché vorrei aggiungere un’ultima cosa. Ciò che mi ha molto aiutato in questa mia esperienza è l’esperienza di Donna Olimpia, dove ho assaporato il gusto del pluralismo vero senza infingimenti, dove ho visto crescere una classe dirigente, dove ho visto fondare davvero il Partito Democratico per come lo pensavamo. Ogni volta che io torno lì prendo forza per dare il mio contributo al partito romano e spesso attingo da Donna Olimpia anche il contributo dell’analisi e dell’elaborazione. Ci sono amici e compagni con cui mantengo un rapporto quotidiano, che mi aiutano nelle lunghe chiacchierate che ci facciamo anche a dirigere il partito di Roma. E’ un gruppo di militanti e dirigenti straordinario, quello di Donna Olimpia, che ha dato un contributo notevole al partito di Roma e – vorrei sottolinearlo – alla Festa dell’Unità, dove ho visto tantissimi giovani lavorare in allegria.

Pertanto credo sia doveroso cogliere l’occasione di ringraziarvi tutti, da questo blog, e dichiararmi orgoglioso di essere iscritto al circolo Donna Olimpia.

I : grazie

Intervista realizzata il 22 Luglio 2010 durante la Festa dell’Unità

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6 Risposte

  1. […] più letti Materiali – VideoLa Mappa delle clientele di AlemannoInterviste"Il nostro contributo per un Municipio più grande e più vicino ai […]

  2. […] Si proprio così, come hai detto tu la mia vita personale e politica coincidono. Ho cominciato a far politica a 17 anni iscrivendomi al PCI quando ero ancora adolescente. Adesso non faccio più politica in modo diretto però intervengo. Certo c’è una differenza dall’essere iscritta ad un partito oggi e quando mi sono iscritta io, all’età di 17 anni, mentre Roma era occupata dai tedeschi. Ho avuto poi una serie di esperienze, all’inizio strettamente politiche, mi sono infatti occupata del movimento delle donne in Abruzzo per molti anni, sono stata Assessore al Comune di Pescara tra il 1951 e il 1956, poi per una evenienza fortunata, ho cambiato completamente attività… CONTINUA A LEGGERE NELLA PAGINA INTERVISTE… […]

  3. […] dell'ISEE.Sanità. Gli effetti della Polverini su Lazio e Municipio XVI. Giovedì 20, ore 18IntervisteL'ultima vergogna di Alemanno: parentopoli. I commenti di Mafai e […]

  4. […] un po’ la rete di competenze e soggetti all’interno del partito e all’esterno… CONTNUA A LEGGERE! Condividi:EmailFacebookTwitterLike this:LikeBe the first to like this […]

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