Contributi

Europa e governo Berlusconi: c’è finanziaria e finanziaria

Approvato il bilancio Ue con un ruolo fondamentale del PD: scongiurato il rischio di paralisi dei pagamenti, più fondi per giovani, istruzione, ambiente, innovazione e ricerca

Il Parlamento europeo, dopo una lunga e difficile trattativa, ha approvato il Bilancio dell’Unione europea per il 2011. Grazie al lavoro degli eurodeputati del Partito Democratico, nella legge Finanziaria dell’Unione è prevista una forte attenzione per le grandi priorità che stanno alla base di tutti i governi nazionali: i giovani, l’istruzione, la mobilità e la ricerca. Inoltre, i fondi per le politiche di coesione, sono stati incrementati del 15 per cento rispetto allo scorso anno. Complessivamente, poi, sono aumentati di quasi il 12 per cento i pagamenti per la crescita sostenibile.

 

Una situazione ben diversa da quella italiana, dove Berlusconi e Tremonti tentano di venderci i tagli come riforme.
Gli eurodeputati del Pd Gianni Pittella, Vicepresidente dell’europarlamento, Francesca Balzani, Andrea Cozzolino e Roberto Gualtieri, membri della Commissione Bilancio, hanno evidenziato come “il Parlamento avrebbe voluto un bilancio ancora più forte ma alla fine è prevalsa la volontà di assicurare l’approvazione del più importante documento di programmazione finanziaria entro la fine dell’anno, per scongiurare il rischio di una paralisi dei pagamenti”.

C’è un’altra ragione importante però, per cui l’Assemblea di Strasburgo può essere soddisfatta del voto: l’impegno preso dal Consiglio per un profondo e giusto coinvolgimento del Parlamento nella definizione delle nuove prospettive finanziarie che sono il vero futuro dell’Unione, “attraverso la piena partecipazione alla ridefinizione del grande quadro finanziario dell’Unione per i prossimi anni il Parlamento potrà così assicurare ai cittadini il pieno svolgimento del suo ruolo di garante del loro massimo interesse: quello a un’Europa più forte e dotata delle risorse necessarie per crescere”. 

Un altro traguardo importante raggiunto dal gruppo dei democratici, nell’ambito del bilancio dell’Unione è stato l’approvazione a larghissima maggioranza dall’Aula di Strasburgo del “Rapporto sulla nuova strategia dell’Unione Europea in Afghanistan”. Si tratta di uno dei documenti più critici mai approvati a Bruxelles su un intervento Nato e sulla condotta dell’Europa e Usa in Afghanistan negli ultimi dieci anni,  redatto  dall’Eurodeputato del Pd, Pino Arlacchi e approvato dopo un lungo percorso cominciato un anno fa e che aveva già ottenuto un consenso quasi unanime in Commissione Esteri.

Ha chiarito Arlacchi: “Era necessario un radicale ripensamento della strategia seguita finora dall’Ue, innanzitutto smettendo di andare a rimorchio degli errori americani, anche per dimostrare la sincerità dell’amicizia nei loro confronti. L’Europa di oggi è costruita sull’avversione alla guerra e il Rapporto riflette questo sentimento. Punto centrale del documento è l’affermazione che l’unica soluzione possibile passa per la politica, con il sostegno a negoziati di pace che coinvolgano il governo Karzai, ma anche i Talebani e gli altri gruppi insurrezionali”.

“Le altri assi del Rapporto – ha aggiunto l’eurodeputato – segnano la fine dello scandalo degli aiuti internazionali, prevedendo un grande piano di formazione della polizia afghana e il ritiro graduale dei soldati occidentali, oltre ad un piano quinquennale per l’eliminazione delle coltivazioni di oppio anche con la cooperazione della Russia, Paese tra i grandi consumatori dell’eroina afghana”.

Essenzialmente, con l’adozione del Rapporto, il Parlamento chiede all’Ue e agli Stati membri di supportare l’Afghanistan nel processo di ricostruzione civile e democratica, perché nessuna pace duratura è possibile senza una riduzione della povertà e un vero sostegno ai diritti della popolazione. Da oggi quindi, grazie al Gruppo Pd al Parlamento europeo, il Rapporto diventa patrimonio dell’Europa e sarà importante ragionare da subito sulla sua implementazione. Per questo è stata proposta a breve una conferenza internazionale alla quale saranno chiamati a partecipare l’Ue, la Russia, l’Onu e il governo afghano.

Un altro importante risultato da ascrivere all’impegno del Gruppo dei Socialisti e Democratici e che conferma l’attenzione dell’Europa nei confronti del conflitto mediorientale è che con l’approvazione del bilancio, il Parlamento europeo ha dato il via libera all’aumento di 100 milioni di euro per il sostegno alla Palestina ed al processo di pace in Mediorientale. Ha dichiarato l’eurodeputato del Pd Roberto Gualtieri: “Adesso è necessario ogni sforzo per una soluzione che porti alla nascita dello Stato palestinese che viva in pace accanto a quello di Israele. L’Europa, come ha dimostrato anche con le scelte di bilancio, farà per intero e con convinzione la sua parte”. 

Roberto Gualtieri ha anche spiegato come il gruppo dei Socialisti e Democratici abbia contribuito in maniera decisiva al riconoscimento del ruolo dei Partiti politici europei, considerati tra coloro in grado di promuovere un’iniziativa dei cittadini. Grazie a questa misura, i cittadini europei potranno chiedere alla Commissione di legiferare su temi sui quali opinione pubblica e cittadini abbiano deciso di mobilitarsi. “Con l’ok all’Iniziativa dei cittadini, il Parlamento europeo ha approvato oggi una delle innovazioni più significative introdotte dal Trattato di Lisbona – ha spiegato Gualtieri -. In quanto in democrazia la procedura è sostanza e l’attuazione dell’iniziativa dei cittadini non costituisce un esercizio meramente tecnico, bensì impone scelte cruciali, da cui dipende la possibilità di farne uno strumento effettivamente capace di contribuire all’edificazione di un vero spazio politico europeo”.

E’ un bel giorno per la democrazia in Europa quindi grazie alla spinta propulsiva del Gruppo Pd che ha portato il Parlamento europeo ad esercitare le proprie prerogative saggiamente, migliorando la proposta della Commissione e dando il via libera ad un atto di estrema rilevanza. Perché non ci sarà una vera democrazia dell’Unione fino a quando i Partiti politici non assumeranno un ruolo effettivo nel processo democratico. Di fatto con il riconoscimento dei cittadini come i protagonisti dell’iniziativa politica europea, si farà un grande passo avanti in questa direzione. 

Non mancano però delle note stonate nell’ambito dell’approvazione del bilancio dell’Ue, come ha sottolineato Sandro Gozi, Responsabile delle politiche UE del PD. “I leader europei riunitisi a Bruxelles per l’ultimo vertice del 2010 si sono attenuti al minimo sindacale- ha sostenuto Gozi -. Continuano ad aggiungere tassello dopo tassello, senza indicare quale sia il disegno politico complessivo. Ancora più gravi – ha proseguito Gozi – sono le posizioni tedesca e inglese sul bilancio, che non si limitano più a voler imporre un bilancio insufficiente per il 2011, ma addirittura vorrebbero che un’Unione a ventisette e più stati dopo il 2013 continuasse a lavorare con risorse finanziarie complessive, che già erano insufficienti quando l’Unione europea era composta da quindici Paesi”.
Gozi quindi ha espresso la posizione del Partito democratico che “si oppone a questo populismo governativo che vuole far credere agli europei che diminuendo il bilancio europeo si contribuirebbe alle politiche di rigore nazionale. E’ vero esattamente il contrario. Proprio quando si adottano politiche di rigore nazionale, servono nuovi strumenti finanziari e comuni per la crescita economica. Senza il bilancio, le pompose dichiarazione dei leader continueranno a rimanere sulla carta, aumentando così il divario tra Europa e cittadini”.

D’altronde in Europa, esattamente come per i governi nazionali ed in particolare per il nostro è ormai chiaro che non si può uscire dalla crisi sistemica rispondendo a emergenza dopo emergenza, ma è necessario avviare una riforma vera della governance europea, che non si limiti solo al rigore, ma comprenda anche politiche di crescita. La mancanza di un disegno politico complessivo emerso ancora una volta in Europa, si accompagna ad una nuova prova di miopia dei governi che riaprono il Trattato di Lisbona solo per il meccanismo di stabilizzazione permanente. Risposta necessaria ma insufficiente dal momento che andrebbe rivisto tutto il capitolo del Trattato relativo alla politica economica comune per rimediare alla sua obsolescenza dopo la crisi.

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Io mi iscrivo e tu che fai? – Io mi iscrivo e cosa posso fare? (di Mario Santoro)

Sono due interrogativi semplici, chiari e lineari. Mi inviti ad iscrivermi ed io accetto, ma mi pongo e ti pongo queste due domande. Tu che fai per stimolarmi ad iscrivermi e cosa fai per mantenermi come iscritto? D’altro canto, ti chiedo e mi chiedo, io cosa posso fare? C’è una grossa diversità evidente, nelle due domande, apparentemente simili, ma in realtà, diverse, perché nella prima, ti chiedo che fai?  ed intrinsecamente, riconosco la tua totale libertà di fare che  prendi, a prescindere da me; nella seconda,  ti chiedo cosa posso fare? ed intrinsecamente, chiedo il permesso per poter fare, non avendo la libertà personale di fare; è qui il busillis, come diceva il grande Totò. Il PD,  espressione intrinseca di democrazia, associa persone diversamente libere, suddivise in categorie: il potente libero e il libero impotente.

Una piccola declaratoria classificante il potente libero. È un volitivo, presuntuoso, inizialmente lavoratore, opera in ogni livello organizzativo e, appena guadagnata la qualifica di “lavoratore”, inizia a delegare  ad altri eventuali volitivi, o più semplicemente, a persone con un ideale, quelle mansioni non più qualificanti che si riserva di svolgere  in particolari occasioni pubbliche per mostrare  ed evidenziare  la sua modestia, malgrado tutto. A questo punto,  inizia il periodo degli incarichi, sempre più altisonanti, fino a giungere alle prime candidature per elezioni in collegi blindati per assicurarne il risultato. In questi frangenti si avvale della collaborazione di amici che vanno da quelli più stretti e vicini, fino ai conoscenti marginali che si vedono e si chiamano solo in quelle occasioni. Con i primi, si costruisce un regime di vera carboneria, con incontri frequenti e telefonate chilometriche, con cene e serate strategiche. Con i secondi, si mantengono rapporti goliardici di pacche sulle spalle, dando del tu, ricordandosi, addirittura, il nome proprio, spesso scambiandosi baci e abbracci, come tra persone con rapporti parentali, in realtà è un comportamento molto simile a quello  mafioso.  Guadagnato il primo livello, inizia la selezione delle persone con cui rapportarsi, rafforzando quelli che sono sempre stati vicini ed abbandonando quelli che non hanno rango, né rivestono posizioni di livello per possibili contatti di comodo. Queste valutazioni, il presuntuoso eletto, le fa e le mantiene, convinto di essere un analista elevato e di possedere competenze tali, da non far sorgere alcun dubbio sull’analisi e la valutazione fatte di quell’amico marginale che ha collaborato al successo elettorale. Il presuntuoso non accetta interlocutori scomodi, né osa pensare che si possa dubitare delle proprie competenze. Non accetta dialogo, se non con gli amici molto stretti e, raramente sente, ma non ascolta. Non ha tempo per concedere udienza, né leggere lettere e  istanze che considera inutili e prive di contenuti o degne di nota; la migliore risposta è il silenzio, per non compromettersi, e lo scorrere del tempo lo agevola, perché la gente dimentica e lui si salva.  Il presuntuoso eletto mantiene ed incrementa la sua caratteristica arroganza lasciando  agli altri il ruolo marginale dei fessi. Il presuntuoso è il tuttologo che non permette ad alcuno di invadere il suo campo, quindi,  abbraccia a tutto tondo lo scibile umano ed ogni aspetto del vivere, per questo non può concedere intromissioni. La sua vita è una missione che vive come un servizio,  non verso gli altri, ma verso se stesso. Lo gratifica e questo è l’aspetto importante. Lui deve sentirsi appagato e tronfio ad ogni costo. Se qualcuno  si allontana, non è una perdita, ma l’occasione per un futuro dibattito per l’analisi del voto, dopo l’ennesima batosta, ma questa si farà solo sui numeri, non sulle persone, sui sentimenti, sulle sensibilità altrui, sulle necessità di tutti, compreso se stesso.   Il dato importante è essere eletti per potere ingrandire a dismisura le proprie brame, per il plauso ed ingrassare l’ego all’infinito. È bello apparire, è bello essere in mostra, in bella vista, ma è necessario essere in pochi ed ognuno si ritaglia lo spazio, il suo giardino dei desideri. Crea ad effetto, frasi incomprensibili o neologismi, rimesta nel ristretto glossario, termini, spesso orrendi, poco eufonici  e li lancia nei dibattiti. Fanno  scena, creano attenzione  ed ammirazione. L’ultima trovata riguarda il RADICAMENTO NEL TERRITORIO. Espressione antipatica   spiegata  in vario modo che non viene attuata da nessuno.  È un riempitivo di programma, di buone intenzioni che restano tali nel tempo, perché i suoi sono inviti rivolti agli altri, gentilmente delegati. Lui li ha pensati, inventati e questo basta. Purtroppo, non si rende conto di essere incomprensibile a gran parte delle persone a cui vomita addosso sproloqui, spesso e solo apparentemente pregni, ma in realtà vacui e senza senso. Viene anche invitato ad esprimersi in modi elementari, perché molti ascoltatori non riescono a decifrare i contenuti delle sue espressioni, ma invano. Il presuntuoso non si rende conto che quelle persone sono gli anziani che erano la base del suo partito originale, rappresentata da operai, agricoltori, commercianti ed artigiani ed oggi dai pochi ragazzi che, per diversa impostazione culturale e per un diverso approccio con la comunicazione, non discernono quei contenuti, spesso tecnici e simil politici. Da qualche anno, si rivolge ad una platea molto ristretta definita “radical chic” che crea scarso consenso, ma lui non demorde, significherebbe cadere in basso e ne soffrirebbe la sua presunzione.  

Si mostra ad intervalli al pubblico, ma nessuno sa, né saprà mai, fino a qualche mese prima della prossima campagna elettorale, cosa abbia fatto, detto, realizzato. Pochi intimi condividono l’operato e la gente viene informata, con enfasi, dell’unico atto che, per fortuna o, per casualità contingente,  gli procura successo che condivide con le masse, platealmente.  Il presuntuoso vive di luce propria e si gongola nelle proprie voglie e nei propri successi. Vive le sue soddisfazioni per le proprie realizzazioni, con intensità e trasporto tale che le endorfine prodotte lo sostengono nei ritmi lavorativi e negli impegni (il presuntuoso, un po’ sfigato, schiavo di un certo sistema, gode e soffre con andamento ondulato e avendo scarsa produzione di endorfine, ricorre agli antidepressivi o alle droghe). Il presuntuoso non comprende, minimamente, che altri possano desiderare di potere vivere quelle sue stesse emozioni e non si rende conto di essere un artefice degli insuccessi o dei mancati successi altrui. Il presuntuoso è tanto ambizioso da non rendersi conto della fine ingloriosa che lo aspetta dopo la sua avventura politica. Ed è la sua presunzione a fargli pagare il prezzo più salato nell’oblio totale, ma questo non lo interessa  nel presente, tanto è smisurata la pienezza di se stesso.

La classificazione del libero impotente. È una persona abbastanza o molto impegnata che crede o si fida del volitivo, ancora non presuntuoso, che pensa, iscrivendosi, di partecipare, in modo paritario alla vita del partito, di avere voce in capitolo, di determinare almeno le piccole cose, di riuscire a condividere proposte e scelte comuni, proprie e degli altri iscritti, di realizzare  quei progetti tanto oggettivamente apprezzati, da proiettarli tra le  aspettative per  una vita serena e tranquilla. Il libero impotente è il benpensante che si apre agli altri, che non mira a se stesso, ma alla collettività e pensa che il suo attivismo, le sue idee, i suoi progetti possano essere realizzati, proprio come quelli del presuntuoso a cui ha dato fiducia, a cui sta a fianco, nella stessa sezione dello stesso partito. Il libero impotente è il cocciuto che, credendo di essere anche lui volitivo, chiede la parola e la ottiene in molti ambiti, ma non capisce, quasi mai, che lo sentono in pochi, solo quelli come lui, e raramente lo sente il presuntuoso, ma non lo ascolta. Le sue idee, le sue proposte, i suoi progetti non sono e non possono essere presi in considerazione dal presuntuoso. Nemmeno quei progetti o proposte, o necessità reclamate  dalla società e che sono la base fondamentale per quel RADICAMENTO NEL TERRITORIO tanto decantato e pubblicizzato dal presuntuoso,  fanno breccia nel suo animo.  La durata delle frequentazioni del libero impotente è variabile. Quello  cocciuto dura anche decenni, il risoluto o il menefreghista indotto, abbandona in poco tempo. E qui, interviene il presuntuoso per una disamina del mancato o diminuito consenso, che farà l’analisi dei numeri e non delle persone e delle loro coscienze. È un circolo vizioso.

Conclusione finale: perché dovrei iscrivermi, se prevale su tutto  e tutti  solo il presuntuoso? Per glorificarlo? Per applaudire le sue gesta? Per assistere, estasiato, alla sua creatività risolutiva? Questo avveniva nell’antica Roma, ma non c’era il PD e la gente non era degna di tale nome,  la quasi totalità apparteneva alla categoria dei servi della gleba, gli schiavi e i liberti che applaudivano il presuntuoso di turno per le gesta compiute. Il libero impotente resta tale nel partito e, per evitare questa spiacevole situazione, si ritira a vita privata in famiglia, abbandonando tutti, anche quel presuntuoso a cui ha dato fiducia, voto e collaborazione e il presuntuoso  continuerà ad analizzare i motivi del minore consenso e ne trarrà conclusioni giustificanti, ma non capirà mai di esserne la causa principale, nemmeno con le riflessioni esposte che non leggerà mai, per non smentirsi; bisogna affidarsi a quel giro di amici intimi che gli riassumeranno il contenuto, supponendo che stia a sentire e, soprattutto, ad ascoltare, ma ho forti dubbi.  

Io mi iscrivo e tu che fai?                                     Mi ascolti?

Io mi iscrivo e cosa posso fare?                           Le stesse cose che fai tu?

Le osservazioni del Visconte

p.s. queste riflessioni, apparentemente complesse,  devono essere lette con attenzione, anche per sapere quanti le condividono. Possono essere integrate per presentarle in un ambito più ampio e sperare che qualcuno legga e rifletta. Sempreché non succeda, come nella norma, che il 50% della popolazione scrive e l’altro 50% non legge.

2 Risposte

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