Cosa succederà dipende da noi

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Ci arrivano segnali contrastanti. C’è chi lancia messaggi, con l’intenzione credo di voler rassicurare, di un ritorno più o meno rapido alla normalità, alla vita che abbiamo conosciuto prima della pandemia del Corona virus. C’è chi all’opposto afferma che nulla sarà più come prima, che tutto dovrà cambiare.
Se potessimo scegliere fra le due alternative, quale ci attirerebbe di più?

In linea di massima le persone tendono a percorrere sentieri conosciuti, e temono la prospettiva del cambiamento senza una preventiva garanzia che sia un cambiamento in meglio. Quindi credo che la maggior parte di noi consideri il ritorno alla normalità come la cosa più desiderabile.

Ovviamente per ciascuno di noi la possibile scelta dipende dal grado di soddisfazione con cui vivevamo la condizione precedente: avevamo un lavoro stabile, gratificante e pagato decorosamente o eravamo disoccupati o precari? avevamo un buon reddito o eravamo poveri? avevamo una casa corrispondente ai nostri bisogni e potevamo sostenerne i costi o vivevamo in tanti in pochi metri quadri, o addirittura eravamo senza tetto? avevamo di che nutrirci o soffrivamo la fame? vivevamo in pace o in guerra? vivevamo in democrazia e la nostra sfera di diritti era sufficientemente solida e ampia o pativamo intollerabili limitazioni delle nostre libertà fondamentali?
Ma possiamo davvero scegliere? E ciascuno di noi, ogni persona può scegliere solo per se stessa e per coloro cui si sente più legata, o siamo stati costretti a scoprire che le nostre vite, la nostra salute, il nostro diritto a muoverci per andare dove vogliamo, la nostra libertà di riunirci, di divertirci, di manifestare, non sono nella mani del singolo individuo ma invece condizionate dai comportamenti di tutti coloro che compongono la collettività di cui facciamo parte?

Non è solo una consapevolezza che attiene al tema della salute e a come organizzarci per prevenire le epidemie e rafforzare il nostro sistema sanitario, cose di per sé già di grandissima importanza. La lezione che dobbiamo trarre dalla crisi drammatica che stiamo attraversando è quella che le interconnessioni tra di noi sono talmente strette e talmente diffuse da determinare ad un tempo la vita di ogni persona e di tutte le persone, sul piano sociale, economico, ambientale, culturale, istituzionale.
Nessuno può, anche volendo, sentirsi completamente autonomo e indipendente, nemmeno ponendosi in una illusoria condizione di solitudine e di eremitaggio.

Al contrario dobbiamo tutte e tutti fare i conti a viso aperto con la scoperta – ma molti lo stavano dicendo da tempo – che ognuno dipende anche dai comportamenti di tutti.
Forse possiamo partire da qui per cominciare a ragionare su come costruire il nostro futuro.

Giancarlo Ricci, PD Donna Olimpia

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