L’ultima vergogna di Alemanno: parentopoli. I commenti di Mafai e Masini

Un interessante commento di Miriam Mafai, iscritta al nostro circolo, sull’ultimo scandalo dell’amministrazione Alemanno: le mega assunzioni di parenti e amici dei politici nelle municipalizzate romane.  A seguire una nota del nostro consigliere comunale Paolo Masini sulla stessa vicenda.

da repubblica.it

PARENTOPOLI, PERCHE’ IL SINDACO DEVE SPIEGARE

di MIRIAM MAFAI

“Non bastano alcune decine di assunzioni sospette per creare un caso nazionale” ha lamentato ieri il sindaco Alemanno, mentre si diffondevano voci, poi smentite, di sue possibili dimissioni. E poi aggiungeva: “Se ci saranno mie responsabilità pagherò, tutti quelli che hanno responsabilità dovranno pagare”. Ma non si tratta di “alcune decine” di assunzioni sospette, come pudicamente o ipocritamente dice Alemanno, ma di circa duemila assunzioni più o meno equamente divise tra le due aziende municipali, dei trasporti e della raccolta dei rifiuti, assunzioni decise al di fuori di ogni selezione ed ogni regola e sulle quali ormai, dopo le ripetute denunce di alcuni consiglieri comunali e della stampa, indaga la magistratura. Non si tratta dunque di un caso gonfiato, come insiste in evidente imbarazzo Alemanno, ma di uno scandalo che investe la gestione di due aziende cardine della nostra città, che presiedono ai trasporti e allo smaltimento dei rifiuti, due aziende dal cui buon funzionamento dipende la qualità della nostra vita quotidiana. Ora, il fatto che queste due aziende siano state riempite, nel corso di questi due anni da parenti, amici, elettori di consiglieri comunali arrivati in Campidoglio nel 2008, ha certamente migliorato la vita di quei parenti, amici, elettori, ma non certo la nostra, quella dei cittadini romani.

Quella che è già stata definita la “Parentopoli”” romana rischia di travolgere un sindaco che non si può sottrarre, per sua stessa ammissione, alle sue responsabilità: quella, per lo meno, di avere scelto per la direzione e la gestione delle due aziende, personaggi privi delle necessarie qualità, certamente a lui vicini, certamente incapaci se non corrotti. Di queste scelte, che spettavano al sindaco, il sindaco dovrà rispondere se non ai magistrati certamente ai romani. Dovrà spiegarci, ad esempio, perché, appena eletto sindaco ha nominato alla testa della nostra aziende dei trasporti un signore che dopo essersi attribuito una indennità pari a quattro o cinque volte quella del sindaco, è riuscito nel giro di due anni a portare al disastro le tre società di trasporto romane (Tranbus, Metro e Atac) che amministrava. La stessa domanda potremmo rivolgere al sindaco per quello che riguarda la nomina di Panzironi all’Ama. I due padroni delle due più importanti aziende della città hanno riempito le rispettive aziende di cognati, fidanzate, sorelle, fratelli, amiche di assessori e consiglieri comunali o parlamentari, violando così non solo ogni norma di decenza, ma anche quel Codice di ricerca selezione e inserimento del personale che, approvato a suo tempo dal Comune di Roma e adottato da tutte le aziende, vietava le assunzioni a chiamata diretta. Quel Codice, che dovrebbe essere ancora in vigore, è stato volutamente ignorato e violato, nel silenzio complice dei sindacati delle rispettive aziende, fino a quando lo scandalo non è venuto alla luce.
Non si tratta dunque di qualche decina di assunzioni di favore. Non si tratta di un caso “gonfiato” come ha detto a propria difesa e a difesa della sua amministrazione il sindaco Alemanno. Si tratta di uno scandalo che suona offesa a tutti i romani che credono ancora nel rispetto della legalità e dei diritti di ogni cittadino (non solo di coloro che possono vantare parentele con qualche consigliere comunale). È persino possibile che il sindaco Alemanno non si rendesse conto della vastità e della gravità del fenomeno. Ora, però, lo sa. E dunque, proceda con gli strumenti a sua disposizione, senza attendere i risultati della indagine della Procura e della Corte dei Conti. Se vuole, può farlo. “Tutti quelli che hanno responsabilità dovranno pagare…”. Ha dichiarato ieri. Non gli mancano gli strumenti per dar seguito a questa affermazione. E per distinguere le sue personali responsabilità da quelle degli uomini che lui stesso, purtroppo, aveva scelto e messo alla testa delle due più importanti aziende della nostra città.

MASINI: DA SINDACO POLITICHE PER LE FAMIGLIE. QUELLE DEI SUOI COMPARI.

«Non capisco l’accanimento con cui miei colleghi attaccano il sindaco Alemanno. In fondo è sempre stato coerente con se stesso e alla fine ha elaborato delle ottime politiche per le famiglie. Quelle dei suoi compari». È quanto afferma in una nota Paolo Masini, consigliere Pd e vicepresidente della Commissione Scuola di Roma Capitale. «Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, perché le famiglie romane, quelle vere, di politiche non hanno visto neanche l’ombra e si ritrovano a pagare a caro prezzo i danni di questa amministrazione: l’imminente chiusura della case-famiglia, la scomparsa dei campi scuola per i nostri bambini, il trasporto scolastico senza risorse e l’aumento delle tariffe per le mense scolastiche che non crescevano da 10 anni – le precedenti amministrazioni sì che facevano politiche per le famiglie… – aggiunge l’esponente Pd – Invece di lavorare per garantire i servizi essenziali e la programmazione che si richiede a una vera amministrazione, Alemanno preferisce nascondere dietro l’immagine di un’Italia brutta, corrotta e irrimediabilmente clientelista la sua incapacità di lavorare per il bene di tutta la città». «Assistiamo – prosegue il consigliere – alla disperata difesa di un sindaco allo sbando, che prende ambiguamente le distanze dalla cattiva amministrazione del passato – quello della prima fallimentare metà del suo mandato – annunciando solo oggi nuove regole e moralità, tanto per chiudere il recinto una volta scappati i buoi». «Abbiamo impiegato anni per cancellare l’idea una Roma ladrona e sonnacchiosa, e ora – conclude Masini – in pochi mesi torniamo lo zimbello del Paese. Alemanno si vergogni, chieda scusa a tutti i romani onesti e tolga il disturbo prima di combinare altri guai».

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